Anche questo mese una breve sintesi degli altri libri letti, sempre in ordine dal peggiore al migliore.
Il ragazzo di Annie Ernaux è il racconto da parte di una donna della sua relazione con un ragazzo di trent'anni più giovane, di un'avventura che a poco a poco si trasforma in una storia d'amore e diviene per la narratrice un viaggio nel tempo in cui il presente si mescola alla memoria dei rapporti passati e della propria esistenza sociale e sessuale.
Una miniatura di testo, forse poco più di un racconto, in cui i presunti impeto e scandalo della passione e del piacere non trovano alcuna capacità espressiva.
Altrettanto insignificante il romanzo di Vincenzo Latronico Le perfezioni, i cui protagonisti Anna e Tom sembrano avere una invidiabile vita: un lavoro creativo senza troppi vincoli, un appartamento a Berlino luminoso e pieno di piante, una passione per il cibo e la politica progressista, una relazione aperta alla sperimentazione sessuale e alle serate che finiscono la mattina tardi. Una quotidianità limpida e seducente come una timeline di fotografie scattate con cura. Ma fuori campo cresce una insoddisfazione profonda quanto difficile da mettere a fuoco: il lavoro diventa ripetitivo, gli amici tornano in patria, il tentativo di impegno politico si spegne in uno slancio generico. Gli anni passano, e in quella vita così simile a un’immagine - perfetta nel colore e nella composizione, ma piatta, limitata - Anna e Tom si sentono in trappola, tormentati dal bisogno di trovare qualcosa di più vero.
Una storia sulla inautenticità di vite di successo ma impersonali che si esaurisce nell'intenzionalità ma rimane piatta, limitata e superficiale dal punto di vista letterario nel suo dire e non mostrare.
Il rinomato catalogo Walker & Dawn è un romanzo per giovani lettori di Davide Morosinotto che, nella Louisiana del 1904, vede protagonisti quattro amici - Te Trois, Eddie, Tit e Julie - accomunati da un catalogo di vendita per corrispondenza, tre dollari da spendere e una gran voglia di scoprire il mondo. E quando, anziché la rivoltella che hanno ordinato, arriva un vecchio orologio che nemmeno funziona, i quattro non ci pensano due volte e partono verso Chicago, per farselo cambiare. Si troveranno alle prese con un cadavere nelle sabbie mobili, una corsa clandestina su un treno merci, un battello a vapore sul Mississippi, imbroglioni e bari di professione, poliziotti corrotti, cattivi che sembrano buoni e buoni che non lo sono affatto, un delitto irrisolto e molti soldi. Un'avventura con quattro protagonisti che avrebbero potuto essere i migliori amici di Tom Sawyer.
Con Estella Valerio Varesi ricostruisce e restituisce la vita straordinaria e dimenticata di Teresa Noce. Brutta, povera e comunista - come la definì la madre del suo futuro marito, nonché segretario del Partito comunista italiano, Luigi Longo -, quella di Teresa Noce è la storia di una femminista ante litteram che attraversa controcorrente quasi tutto il Novecento. Proletaria, figlia di una lavandaia abbandonata dal marito, fin da giovanissima organizza i primi scioperi delle operaie tessili e da iscritta al Pci è protagonista dell’antifascismo dopo la presa del potere di Mussolini. In seguito è prim’attrice nella Resistenza: con il nome di battaglia Estella partecipa alla guerra di Spagna, ed è poi esule in Francia, dov’è catturata dalla polizia collaborazionista del regime di Vichy, e internata nel campo di concentramento di Ravensbrück. Alla fine della guerra è fra le 21 donne che hanno contribuito a scrivere la Costituzione, ed è l’ideatrice dei "Treni della felicità", che a partire dalla fine del 1945 sottrarranno moltissimi bambini alla miseria. Parlamentare per due legislature, viene emarginata dalla politica per non essersi piegata ai voleri del Pci al momento del divorzio con Longo. Malgrado la più grande delusione della sua vita, come dirà lei stessa a proposito del "tradimento" del partito, continua l’attività sindacale e si batte per i diritti delle donne, dalla parità salariale, ai servizi a favore della maternità, fino al riconoscimento della pari dignità nelle carriere. Una vita straordinaria dove la storia personale si intreccia con la storia collettiva fino a formare un tutt’uno. È la storia di una generazione che ha costruito l’Italia passando dalla grande tragedia della guerra all’altrettanto grande speranza verso il futuro.
Aliena di Phoebe Hadjimarkos Clarke ha come protagonista Fauvel, una giovane donna che ha perso un occhio a causa di uno sparo della polizia durante una manifestazione. Paura e violenza sono tra i temi emergenti nella vicenda narrata. La paura rende stupidi, la paura ridefinisce il mondo, lo rinchiude: tutto può diventare il significante di una minaccia, e il linguaggio, gli indizi che lascia ovunque il destino sono solo marcatori nascosti della violenza a venire, e nient’altro; a poco a poco non hanno più altro senso che questo, quello del pericolo. Sudore che sgorga sotto le braccia, tra le natiche; che cola, che macera tra i peli e che puzza. La paura fa puzzare, la paura appesta. È infamante, impedisce tante cose, che si accumulano, si ammassano, finiscono con il barricare l’esistenza. Ma anche il tentativo di superare la paura, di resistere alla violenza, di opporsi a una certa violenza, la resistenza e la rivolta dello scontro in strada con le forze dell’ordine. Sapere fin nel più profondo di se stessi, negli organi, nei tessuti, nelle ossa, che può ricominciare, che la violenza non è mai veramente lontana, che i propri atteggiamenti e sguardi timorosi a volte non fanno che eccitare la ferocia. Che sentire la debolezza dell’altro fa nascere il desiderio di esercitare in modo più forte il potere che quella debolezza delinea. Questo gusto dello stritolamento può prendere una forma pubblica. Ma Fauvel e tutti gli altri hanno continuato a uscire, a correre, camminare, piangere per strada, per scongiurare il terrore, gli incubi, per non lasciarli vincere. Tutti insieme, a urlare. Alla fine diventa possibile, in tutto questo terrore, non avere più paura. Finalmente ci si incarna. Il corpo non è più solo una macchina da alimentare, curare, purgare, dove circolano merda e sangue. Lo si usa per qualcosa di diverso dalla meccanica. Ma è questo stesso corpo che è in pericolo. Questo corpo che trema alla vista delle uniformi, che suda e scoreggia di paura e di collera, che fa incubi la notte. Sia la paura sia la violenza mettono in primo piano l'agire attraverso il corpo, come singoli individui ma anche e soprattutto con gli altri: corpi in rivolta e spazi urbani, conflitti in cui la corporeità è esposta in tutta la sua intensità appassionata e vulnerabile.
Peccato che poi, rispetto alla trama di quanto avviene, il romanzo rimanga piuttosto insoddisfacente.
Interessante la premessa con cui Andrea Bajani realizza L'anniversario, esplicitamente sottotitolato Un romanzo, quindi opera di finzione, perché è nell'invenzione e non nel ricordo che la scrittura, colpendo parola dopo parola il monolite di una memoria familiare, può estrarre e fornire il vero disinteressandosi del reale.
In Stella distante Roberto Bolaño prova a ricostruire l'esistenza di Carlos Wieder, poeta e assassino, artista e criminale, pilota spericolato che si esibiva in performance di scrittura aerea e operatore di snuff movies, torturatore - nei mesi successivi al golpe di Pinochet - di decine di persone dei cui cadaveri ridotti a brandelli ha poi ha esposto le foto. La verità sembra però sfuggente, una pagina dopo l'altra, un tassello dopo l'altro - attraverso un accumulo di indizi, molti dei quali di natura squisitamente letteraria, e di storie parallele, alcune tragiche, alcune grottesche, alcune paradossalmente fiabesche -, il percorso di avvicinamento a quella che potrebbe essere la verità diventa via via più sdrucciolevole, come se l'autore medesimo ci invitasse a dubitare degli eventi che narra non meno che degli scrittori che cita, delle poesie, delle riviste, dei movimenti letterari a cui allude. Nonché, in definitiva, della esistenza stessa di un uomo chiamato Carlos Wieder.
Eureka Street è una strada di Belfast - città nell'Irlanda del Nord ridotta a un campo di battaglia - attorno alla quale Robert McLiam Wilson fa girare le vicende del 1994 che coinvolgono soprattutto Chuckie, protestante, e Jake, cattolico, giovani legati da una profonda amicizia. Chuckie, antieroe grasso e sempliciotto, riesce a compiere mirabolanti imprese commerciali grazie a progetti tanto fantasiosi quanto ridicoli, mentre Jake, nonostante la sua scorza da duro, è un inguaribile romantico e non cerca denaro e ricchezza ma un amore che gli riempia la vita. E intorno a loro un'intera galleria di personaggi: Crab e Hally, trasporetatori senza scrupoli al servizio di un usuraio; Roche, sporco e violento ragazzino assetato di affetto; Max, fascinosa americana che ne ha passate di tutti i colori; Aoirghe, repubblicana fanatica convinta che mezzi criminali non inficino un nobile fine. Sullo sfondo, i conflitti irrisolti del paese che balzano brutalmente in primo piano quando un attentato sconvolge l'atmosfera bislacca e farsesca che pervade il racconto: le vittime esposte a un'oscena morte pubblica, quando l'esplosione sfila via le scarpe alla gente come un genitore premuroso e la lasciva violenza della deflagrazione sbottona le camicie agli uomini e solleva le gonne alle donne, e dopo i morti sono sparsi per terra come frutta marcia e, soprattutto, sono irrimediabilmente, impudicamente morti. Avevano tutti una storia. Non erano storie brevi, o non avrebbero dovuto esserlo. Avrebbero dovuto diventare lunghi romanzi, splendide narrazioni di ottocento pagine e più.
Sarà la commedia della vita a cancellare il sangue - è proprio questo che non va: la gente era talmente stanca che non ci faceva più caso. Ma com'è possibile? Da quando in qua una bomba sotto casa non fa più parlare nessuno? -, e le vicende improbabili e sgangherate di Chuckie e Jake tornano a dominare di nuovo le pagine del romanzo. Emerge comunque che, se volgete lo sguardo sulla città, vedrete chiaramente che c'è davvero qualcosa che divide i suoi abitanti: qualcuno questo qualcosa lo chiama religione, altri politica, ma è solo il denaro il vero motivo di differenza e discordia. Vedrete strade immerse nel verde e strade soffocate dal cemento: immaginatevi vite immerse nel verde e vite soffocate dal cemento. Nei quartieri ricchi e nei sobborghi senza un centimetro quadrato d'erba, i vostri occhi scorgeranno la verità. Per noi la mattina era il momento migliore. Quando la gente è ancora svestita e un po' frastornata, e più arrendevole, priva di velleità pugilistiche. A quanto pare, senza pantaloni nessuno è in grado di reagire con vigore. La povertà deve essere più dura da mandar giù la mattina presto. È più facile sognare e fantasticare la sera, quando un po' di ottimismo o di birra possono inocularti qualche stilla di speranza, ma alla pallida luce dell'alba la miseria e l'umiliazione assumono un'aria alquanto realistica e immutabile. Mi deprimeva soprattutto il fatto che nessuno reagisse. Come se pensassero che ne avevamo il diritto, mentre loro, di diritti, erano sicuri di non averne neanche mezzo. Se una ragazza madre che non ha pagato l'ultima rata di venti sterline di un frigorifero che ne costa trecento, se lo lascia portare via senza provare neanche a lamentarsi, c'è qualcosa che non va. Le aspirazioni del proletariato sono destinate a finire così: arriva sempre qualche gorilla a riportarsi via tutta la paccottiglia accumulata con tanta fatica.