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lunedì 29 dicembre 2025

(altri) libri letti questi mesi - novembre-dicembre (prima metà) 2025

Raccolgo in questo post le letture completate, di cui non intendo parlare in futuri post, a novembre e nella prima metà di dicembre. Quelle completate nella seconda metà di questo mese finiranno in un altro post relativo alle letture completate nel periodo delle vacanze natalizie. Al solito, la presentazione dei libri è in ordine crescente di gradimento.

Da quando Cass è quasi annegata è in grado di attraversare il Velo che separa i vivi dai morti e accedere al mondo degli spiriti. Persino il suo migliore amico è un fantasma. Quando i suoi genitori vengono ingaggiati per girare un programma televisivo dedicato alle città infestate, tutta la famiglia si trasferisce a Edimburgo, in Scozia, dove cimiteri, castelli e vicoli sotterranei pullulano di fantasmi irrequieti. E quando Cass incontra un'altra ragazza che condivide il suo stesso "dono", si accorge di avere ancora molto da imparare sul Velo, e su se stessa. Da Victoria Schwab, un racconto - Città di spettri - di cui dubito fortemente leggerò il seguito.

Così come non so se darò una seconda occasione a Ava Reid, di cui ho letto Juniper & Thorn. Marlinchen e le sue sorelle sono le ultime vere streghe di Oblya, una città in cui la magia sta lasciando posto all’industria. Considerate poco più che un’attrazione per turisti, trascorrono le giornate curando clienti con rimedi arcaici e incantesimi nostalgici, mentre tentano di ammansire il padre, uno stregone tirannico e xenofobo, che tiene le figlie rinchiuse nella casa fatiscente. Di notte, però, riescono a sfuggire alla casa e al padre per godersi i palpiti della città, in particolare il teatro del balletto di nuova apertura, dove Marlinchen incontra un ballerino che le catturerà il cuore. Ma man a mano che i loro incontri notturni si fanno più intesi e frequenti, la minaccia dell’ira del padre si fa più incombente. E mentre la città prospera, un mostro si cela nel suo ventre, nato dall’intolleranza e dal risentimento, soffuso del potere di un mondo antico.

E proseguiamo le esperienze letterarie che difficilmente saranno ripetute con Gilead di Marilynne Robinson. Il pastore John Ames sarà morto quando suo figlio aprirà la lettera che gli sta scrivendo. Siamo nel 1956, John ha 76 anni e sente che la fine è prossima. Dieci anni prima ha incontrato l'attuale signora Ames, molto piú giovane di lui. La donna aveva sofferto molto: il pastore se ne è innamorato e in lui la ragazza ha trovato conforto e assistenza. Ora sembra proprio che siano felici, sotto ogni punto di vista. Il vecchio padre sente che il figlio di sei anni non potrà mai veramente conoscere la sua storia. A Gilead, Iowa, la città che non ha mai lasciato, Ames inizia cosí a scrivere una specie di testamento, la storia della sua famiglia. Racconta di suo nonno, un uomo impegnato nelle lotte contro la schiavitù, del padre pacifista durante la guerra di Secessione. E poi si chiede: cosa ho imparato io da tutti loro?

L'ultima estate in città di Gianfranco Calligarich ha per protagonista Leo Gazzarra, trentenne approdato a Roma da Milano alla ricerca di se stesso, in fuga dal grigiore del nord e dalla mancanza di una prospettiva esistenziale. Colto e amante dei libri, si accontenta di lavori saltuari e malpagati, girovaga per i caffè della città trovando nell'alcol un rifugio. Le sue relazioni sono quelle effimere e superficiali dei salotti, fatta eccezione per un amico sincero e per la ragazza fragile e inquieta che gli cambierà la vita. Intorno, una Roma falsamente accogliente, indifferente alle sorti di chi ci vive. 

Lontanissimo da altri capolavori di Ian McEwan come Espiazione, l'ultimo Quello che possiamo sapere. Nell’ottobre del 2014, durante una cena tra amici, il grande poeta Francis Blundy dedica alla moglie Vivien un poema che non verrà mai pubblicato e di cui si perderanno le tracce. Un secolo più tardi, nel 2119, in un mondo ormai in gran parte sommerso dopo un Grande Disastro, lo studioso di letteratura del periodo 1990-2030 Thomas Metcalfe scopre degli indizi che puntano a un intreccio amoroso e criminale. Thomas si reca per l’ennesima volta alla biblioteca Bodleiana per consultarne gli archivi nel tentativo di scovare qualche scampolo di informazione inedita sull’oggetto dei suoi interessi, la fantomatica “Corona per Vivien” del grande poeta Francis Blundy, mai ritrovata. Il viaggio è disagevole, ora che la Bodleiana è stata trasferita nella Snowdonia, nel Nord del Galles, per sottrarre il suo prezioso contenuto alle acque che, dopo il Grande Disastro e l’Inondazione che ne seguì, sommersero l’originaria sede, a Oxford, e gran parte della terra. Ma gli abitanti del ventiduesimo secolo, sopravvissuti a quella catena di eventi, sono avvezzi al disagio e alla penuria, e inclini a guardare alla ricchezza e alla varietà del mondo precedente ora con rabbia ora con sognante nostalgia. Forse anche così si spiega l’ossessione di Metcalfe per il poemetto perduto. Miracolo di costruzione poetica, la Corona di Blundy fu composta poco più di cent’anni prima, nel 2014, in occasione del compleanno della moglie Vivien, e recitata un’unica volta durante i festeggiamenti presso il Casale dei Blundy, in un tripudio di vini e cibi deliziosi e ora introvabili, alla presenza della loro cerchia di amici. Facendo riferimento al celebre banchetto del 1817, cui parteciparono Keats e Wordsworth, l’evento fu successivamente definito "Secondo Immortal Convivio". La profusione di diari, corrispondenze e messaggi disponibili racconta delle correnti di amore e invidia che attraversavano tutti i partecipanti, del primo marito di Vivien, il liutaio Percy, e della malattia degenerativa che si era impossessata del suo cervello, delle ambizioni represse della donna. Ma dell’agognata “Corona per Vivien” neanche l’ombra. Che fine ha fatto la sublime poesia della cui stessa esistenza ormai i più dubitano? Quale verità si cela dietro la sua scomparsa? E quale differenza potrebbe mai fare il suo ritrovamento? Sarà un’intuizione geniale a fornire l’indizio che orienterà Metcalfe in una caccia al tesoro stevensoniana nell’ignoto. Il suo viaggio svelerà una storia d’amore e di compromessi e un crimine impunito, e getterà una luce nuova su figure che le parole tramandate gli avevano fatto credere di conoscere intimamente. 

China Miéville ambienta La città & la città in due città separate e unite allo stesso tempo, in un punto indefinito dell’Europa. Figlie della catastrofe post-sovietica, queste due città sono sovrapposte e condividono lo stesso spazio, ognuna con le proprie strade, i propri palazzi, i propri cittadini, la propria storia, la propria identità. Per un abitante di una città, il più grave reato è quello di vedere un abitante dell’altra: sono due mondi vicinissimi, eppure incomunicabili, e la punizione per chi trasgredisce è certa e impietosa. Così tutti sono abituati fin dalla nascita a disvedere, a sfuggire ogni forma di contatto con gli altri che pure sono lì, sotto i loro occhi e a portata di mano. Una mattina come un’altra viene scoperto un delitto, in una delle due città, e le indagini portano fino all’altra città, e poi oltre, in un’altra realtà che nessuna delle due sembra conoscere, e che probabilmente trascende entrambe.
Una detective-story nel solco della tradizione noir e, insieme, una parabola sulle difficoltà di comunicazione nella società attuale. 

Con Ragazzo Sacha Naspini racconta la voglia di cambiare se stessi e il mondo, lo scontro improvviso con un’età che sembra chiedere il conto su molti aspetti: da dove vieni, di che pasta sei fatto, e soprattutto cosa vuoi diventare. Per vederlo, non si può fare altro che abbattere certi muri. Giacomo è pronto a scagliarsi, Matteo lo tira indietro, spaventato. Intorno, la provincia immobile, come uno scenario sfumato. Rabbia, frustrazione, smarrimento, tanti sogni a occhi aperti, genitori incapaci, e l’amore che arriva con la stessa violenza dei bulli cretini. Giacomo e Matteo sono sorpresi dal cambiamento, e totalmente privi di una guida. L’adolescenza è un labirinto che può diventare pericoloso, imponendo prove di coraggio micidiali, come per esempio portare a scuola la pistola di tuo padre, per vedere l’effetto che fa.

Vienna non è mai stata più misteriosa e conturbante come in Doppio sogno, romanzo breve di Arthur Schnitzler pubblicato nel 1926. Una sola notte sconvolge la vita borghese di Fridolin, medico rispettato, e di sua moglie Albertine. Dopo una confessione avvenuta nell'ovattata intimità di casa, iniziano le avventure notturne di Fridolin. La strada del dottore incrocerà figure misteriose e pericolose, ma soprattutto quella di quattro donne, bellissime, e alcune molto giovani, che si offriranno a lui invano. L'ultima di esse è la più complessa e impenetrabile, incontrata ad una festa segreta cui decide di partecipare senza invito. Il viaggio sarà reale e a tratti onirico, sempre più all'interno della sua parte più intima, dove desiderio e ragione si troveranno in profondo conflitto. Una storia che analizza la psicologia dell'essere umano, tanto che Freud gli riconobbe grandi capacità di indagatore della psiche. Da questo libro, Stanley Kubrick ha preso ispirazione per il suo ultimo e controverso film del 1999, Eyes Wide Shut.

Doppia lettura per R.F. Kuang. Katabasis è la letterale discesa all'Inferno di Alice Law, ragazza che ha sempre avuto un solo obiettivo: diventare una delle menti più brillanti nel campo della magia. Per realizzarlo ha sacrificato molto - l'orgoglio, la salute, l'amore e, soprattutto, la sua salute mentale -, tutto per lavorare a Cambridge con il professor Jacob Grimes, il più grande mago del mondo. Ma poi il professore muore in un incidente magico di cui lei è forse responsabile. Ora Grimes è all'Inferno e Alice si mette sulle sue tracce: una lettera di referenze di Grimes, infatti, è decisiva per il suo futuro accademico, e neanche la morte potrà costringerla a rinunciare ai propri sogni. Anche il suo rivale negli studi, Peter Murdoch, ha però avuto la stessa idea. Con i racconti di Orfeo e Dante a far loro da guida, una scorta di gessetti con cui tracciare i pentacoli degli incantesimi, e desiderosi di dare un senso al loro traumatico percorso accademico, Alice e Peter partono alla volta degli Inferi con un'unica missione: salvare un uomo che nemmeno amano. Ma l'Inferno non è come quello raccontato nei libri, e la magia non è sempre la risposta a tutti i problemi.
In Yellowface, invece, June Hayward e Athena Liu, giovani scrittrici, sembrano destinate a carriere parallele: si sono laureate insieme e insieme hanno esordito, solo che Athena è subito diventata una star mentre di June non si è accorto nessuno. Quando assiste alla morte dell'amica in uno strano incidente, June ruba il romanzo che l'amica aveva appena finito di scrivere ma di cui ancora nessuno sa nulla, e decide di pubblicarlo come fosse suo, rielaborato quel tanto che basta. La storia, incentrata sul misconosciuto contributo dei cinesi allo sforzo bellico inglese durante la Prima guerra mondiale, merita comunque di essere raccontata. L'importante è che nessuno scopra la verità. Quando però qualcosa comincia a trapelare, June deve decidere fino a che punto è disposta a spingersi pur di mantenere il proprio segreto, tra diversità, razzismi, privilegi e appropriazione culturale. 

Il sogno della macchina da cucire è quello della sartina a giornata di fine Ottocento protagonista del romanzo di Bianca Pitzorno. In un tempo in cui non esistono le grandi catene di moda a basso prezzo e ogni famiglia che ne ha la possibilità fa cucire abiti e biancheria da una sarta, per una ragazza di umili origini una macchina da cucire è il lucente simbolo di indipendenza economica. Cucendo, la sartina ascolta le storie delle persone che la circondano: la marchesina Ester, che studia la meccanica e il greco antico; miss Lily Rose, giornalista americana anticonformista; le sorelle Provera con i loro scandalosi tessuti parigini; Assuntina, la bimba selvatica. In una società rigidamente divisa per censo, anche per la sartina arriva il momento di trovare il suo posto nel mondo, con la sola forza dell'intelligenza e delle sue sapienti mani. Storia antica di emancipazione, che narrando della sartina di allora parla delle donne di oggi e dei grandi sogni che dovrebbero diventare invece diritti: alla libertà, al lavoro, alla felicità.

Due brevi riletture per Fyodor Dostoevskij, Sogno di un uomo ridicolo e Le notti bianche.

Nuovo giallista scoperto è Franck Thilliez, con Il sogno. Se non fosse per le sue cicatrici, si direbbe che Abigaël sia una donna come le altre. Se non fosse per i momenti in cui sprofonda nel mondo dei sogni, si giurerebbe che dica il vero. Ma Abigaël, la psicologa che tutti si contendono per risolvere i casi criminali più intricati, soffre di una grave narcolessia che le rende tutto più difficile. Spesso per lei il confine tra sogno e realtà si confonde, ed è costretta a ricorrere a bruciature e tatuaggi per assicurarsi di essere sveglia e che quello che vede stia realmente accadendo. L'indagine a cui sta lavorando insieme al fidanzato poliziotto Frédéric riguarda un rapitore seriale di bambini, Freddy. I piccoli scomparsi finora sono tre, a quattro mesi di distanza l'uno dall'altro. Ogni rapimento viene annunciato con uno spaventapasseri che indossa gli abiti del bambino rapito precedentemente. Intanto, Abigaël è l'unica sopravvissuta a un terribile incidente d'auto di cui non ricorda nulla e dove hanno perso la vita suo padre e sua figlia. Presto capirà che molte cose di quell'episodio, però, non tornano. 

L'ultimo volume di Zerocalcare, Nel nido dei serpenti, raccoglie le storie sul processo ungherese che vede tra gli imputati Ilaria Salis, e una lunga storia inedita sulla vicenda giudiziaria di Maja T., nell’ambito dello stesso processo. Una storia sui rigurgiti di intolleranza con i quali l’Europa non ha mai fatto pienamente i conti, e che stanno portando al ritorno di ideologie odiose, a lungo ritenute sconfitte e in declino. 

Due libri di H.P. LovecraftLe montagne della follia è un romanzo avventuroso ambientato in Antartide che racconta le gesta di una spedizione scientifica alle prese con reperti vecchi di milioni di anni, vestigia di un’antichissima civiltà, scomparsa da millenni, custodite da esseri che, giunti sulla Terra dalle profondità del Cosmo, sono tornati alla vita dopo un lungo periodo di ibernazione. Nel sottosuolo antartico, i protagonisti della vicenda vivono una serie di avventure da incubo, che li spingono sull’orlo della pazzia. 
Il profeta dell'incubo, invece, raccoglie Il "Ciclo del sogno", una multiforme, inventiva e spesso spiazzante esplorazione nei regni dell'immaginario e del fantastico. I "regni del sogno" formano un vero e proprio universo a se stante, connesso al nostro da arcani portali, dotato di una complessa struttura tridimensionale, animato da contrasti, conflitti, battaglie. 

Nella San Francisco del 1992 - anno in cui la Terra è ormai un pianeta desolato, devastato dalle guerre nucleari, da cui gli esseri umani sono in gran parte emigrati nelle colonie esterne, e in cui numerose specie animali si sono estinte, tanto che possedere un animale domestico vivente è diventato un ambito status symbol - il cacciatore di taglie Rick Deckard, che non può permettersi un cucciolo "vero", ha una pecora elettrica. L'umanità vive infatti affiancata da diversi modelli di robot, dalle semplici macchine-utensili ai vicini di casa artificiali, fino a sofisticati modelli di androidi assolutamente indistinguibili dagli esseri umani, anzi persino più intelligenti, come i Nexus-6. Quando alcuni esemplari di questi replicanti perfetti fuggono da una colonia marziana per vivere liberi, Rick è incaricato di "congedarli". Prima, però, dovrà riuscire a individuarli. Cos'è reale e cosa no? Cos'è umano e cosa no? I grandi temi della narrativa di Philip K. Dick animano il celebre romanzo di fantascienza Gli androidi sognano pecore elettriche?, tragico e grottesco, un capolavoro che esce dai confini del genere letterario.

Comincia la saga Dungeon Crawler Carl, di Matt Dinniman. In un istante, ogni costruzione sulla Terra collassa su se stessa e scompare nel nulla. Ogni cosa viene riassemblata in un unico, gigantesco dungeon: un labirinto di diciotto livelli pieno di trappole, mostri, tesori e insidie, tanto vasto da avvolgere l’intero pianeta. I sopravvissuti devono entrare nel labirinto sotterraneo e cominciare il gioco, e chi non trova le scale per scendere in tempo al livello successivo è fuori, game over. Tra di loro Carl, un ex guardia costiera, insieme alla gatta della sua ex, si trova di fronte a scelte che non aveva mai pensato di dover fare prima. Nel gioco vincono la popolarità, le visualizzazioni, l’influenza. Più si è seguiti, più possibilità si hanno di restare in vita. E se si è davvero bravi - se si combatte con stile, se si intrattengono le folle galattiche col sangue e col coraggio -, si può ottenere la sola cosa che conta davvero: le loot box inviate dai propri fan alieni. L’unico modo per sopravvivere. 

sabato 29 novembre 2025

avere vent'anni

Venti anni fa, il 28 novembre 2005, pubblicavo il mio primo post da blogger. Allora su piattaforma splinder, con il nick di heraclitus e su una pagina chiamata aenigmata. Dopo è arrivato nicce, dapprima su unsaved by the bell e, infine, qui su popfilosofico.

Grazie a tutti quelli che hanno letto, commentato, dato un sguardo a ciò che scrivo, a chiunque si sia imbattuto in un mio post nel corso di queste due decadi.



venerdì 31 ottobre 2025

(altri) libri letti questi mesi - settembre-ottobre 2025

Anche in questo periodo non sono riuscito a aggiornare con regolarità questo blog, e condenso le letture degli ultimi due mesi in un unico post, escludendo un paio di volumi a cui spero di riuscire a dedicare dei post specifici a breve, e elencando i restanti in ordine crescente di preferenza.

Nella Catania del 1965 la giovane Norma Speranza viene trasportata all’ospedale dal marito e dal portinaio di casa in gravi condizioni e muore poco dopo: si è sparata in salotto con una carabina, o almeno questo è ciò che concludono le indagini, sebbene siano molti i dubbi sulle modalità del gesto e sul movente. A confermare l’ipotesi del suicidio c’è un biglietto trovato accanto al corpo: “Tutto è distrutto e io mi ammazzo”. Ma la famiglia è invece convinta che si tratti di un omicidio, e che il biglietto sia stato creato ad arte per offrire un alibi all’assassino. Sessant’anni dopo, la nipote di Norma dà l’incarico di analizzare ancora una volta quel biglietto a Bea Navarra, grafologa forense intuitiva, cocciuta e fuori dagli schemi. Si è trattato di un suicidio o di un omicidio? Attraverso il racconto diretto dei singoli personaggi coinvolti nel cold case - tra cui i parenti della coppia, i portinai del condominio, l’amica Evelina, il marito Andrea - e grazie all’indagine di Bea e dell’amico e giornalista Domenico Grimaldi, la dinamica della morte si ricostruisce un tassello dopo l’altro.
Ma il romanzo La regola dell'ortica di Nunzia Scalzo, grafologa forense come la sua protagonista, è un giallo davvero privo di ogni fascino, in cui la dimensione tecnica della grafologia ha poco o nulla di rilevante e in cui l'indagine è ridotta alle reticenze che cadono dopo anni.

Difficile la vita di Patricia Campbell: divisa tra un marito troppo impegnato col lavoro, i figli e l'anziana suocera, la sua unica oasi felice è un gruppo di lettura di libri true crime. Un giorno al gruppo si unisce James Harris, bello, misterioso e sensibile, che fa sentire alla donna cose non provate ormai da anni. Eppure c'è qualcosa di strano in lui: non ha un conto in banca, non esce durante il giorno e la suocera di Patricia sostiene di averlo conosciuto da ragazza. Quando alcuni bambini scompaiono senza che la polizia faccia nulla, Patricia e le amiche sospettano che James sia un serial killer. Sono loro ad aver letto troppi libri true crime o quello che si aggira nelle loro case è un mostro vero?
La Guida al trattamento dei vampiri per casalinghe di Grady Hendrix è un romanzo trascinato, inutilmente lungo, incomprensibile (nel senso di non logico e coerente) nella trama.

Un vasto cimitero sul mare. Migliaia di tronchi d’albero, neri e spogli come lapidi, su cui si posa una neve rada. E intanto la marea che sale, minacciando di inghiottire le tombe e spazzare via le ossa. Da anni questo sogno perseguita la protagonista di Non dico addio, Gyeongha che, dopo una serie di dolorose separazioni, si è rinchiusa in un volontario isolamento. Sarà il messaggio inatteso di un’amica a strapparla alla sua vita solitaria e alle immagini di quell’incubo: quando Inseon, bloccata in un letto di ospedale, la prega di recarsi sull’isola di Jeju per dare da bere al suo pappagallino che rischia di morire, Gyeongha si affretta a prendere il primo aereo per andare a salvarlo. A Jeju, però, la accoglie una terribile tempesta di neve e poi un sentiero nell’oscurità dove si perde, cade e si ferisce. È l’inizio di una discesa agli inferi, nel baratro di uno dei più atroci massacri che la Corea abbia conosciuto: trentamila civili uccisi, e molti altri imprigionati e torturati, tra la fine del 1948 e l’inizio del 1949. Una ferita mai sanata che continua a tormentare le due amiche, proprio come aveva tormentato la madre di Inseon, vittima diretta di quel crimine. Tre donne, unite dal filo invisibile della memoria, che con determinazione si rifiutano di dimenticare, di dire addio e troncare il legame con chi non c’è più.
La scrittura di Han Kang è piuttosto piatta che lirica, piuttosto secca che implacabilmente precisa, consegnando un romanzo emotivamente poco toccante. 

I genitori di Miranda sono inglesi ma vivono nella Francia rurale, in un manoir fatiscente dove nidificano i pipistrelli e proliferano le piante rampicanti. Lui, professore di filosofia in pensione, e lei, detentrice delle redini famigliari, hanno lasciato Oxford da quasi trent’anni per dedicarsi a una vita di schermaglie dialettiche, esasperata parsimonia e compulsivo accumulo di cibi nel congelatore, in compagnia di gatti, anatre, galline e due lama. Anche Miranda, attrice teatrale, vive in Francia, e quando va a trovare i genitori affronta con stoicismo gli inevitabili supplizi, dalla temperatura artica della casa alle costolette di vitello conservate dal 1983 e servite con nonchalance, dalle partite a tennis con regole stravaganti alle dispute domestiche a base di Epitteto – tutte cose di cui si lamenta via mail con la sorella Charlotte, rimasta in Inghilterra, raccontandole che l’esito delle visite è sempre lo stesso: Il solito desiderio di uccidere. Una variazione sul tema interviene quando la madre deve farsi operare all’anca: Charlotte arriva dall’Inghilterra, Alice - la figlia di Miranda - da Parigi, e l’occasione è buona per indagare su alcuni misteri di famiglia. Cos’è esattamente l’Inconveniente? La madre di Miranda e Charlotte ha sempre avuto quella corazza di ferro? E quand’è che il padre è diventato così remissivo? Le risposte, ammesso che ci siano, non necessariamente emergono dalla cronaca di Miranda: la sua voce, oscillante tra irritazione e stupore, è contrappuntata da brevi interludi in cui gli scambi tra i genitori raggiungono inglesissime vette di assurdità, e da alcune lettere risalenti ai primi anni Sessanta, quando lui e lei erano giovani e inesperti.
Quella del romanzo di Camilla Barnes è una lettura piuttosto deludente, lontana dalle aspettative e nel complesso assai poco interessante.

Rimasta orfana di entrambi i genitori, Lois è costretta a lasciare l’amata casa del padre, pastore anglicano, e a partire per l’America, dove sarà accolta dagli zii puritani che vivono nel villaggio di Salem. La giovane, onesta e timorata di Dio, fa fatica fin da subito ad adattarsi alla nuova vita oltreoceano, in particolare nell’incontro con una parte della sua famiglia a lei sconosciuta, che scopre essere dominata dall’egoismo, dal sospetto, dalla discordia e dalla gelosia. Siamo alla fine del Seicento e la cittadina di Salem è in preda alla paura: la superstizione sta guidando i gesti della comunità, tutti rischiano di venire accusati di stregoneria, e Lois è in pericolo soprattutto tra le mura domestiche. Lois la strega è una novella gotica e cupa, in cui Elizabeth Gaskell si confronta con l’idea del male e con le conseguenze distruttive che ne derivano.

Tova Sullivan lavora per l'Acquario di Sowell Bay, una tranquilla cittadina nei pressi di Seattle: pulire i pavimenti durante le ore serali in compagnia delle creature che si muovono silenziose nelle vasche la aiuta a combattere la solitudine dopo la scomparsa di suo figlio Erik, quando era solo un ragazzo. La principale attrazione dell'acquario è Marcellus, un polpo gigante del Pacifico, che dalla sua vasca sembra osservare attento ogni mossa di Tova. Una sera, mentre sta passando lo straccio nell'ufficio del personale, Tova scorge Marcellus impigliato nei fili della corrente e delicatamente cerca di liberarlo. Mentre si domanda come abbia fatto a uscire dalla teca, il polpo stende un tentacolo verso di lei, come per abbracciarla. In quella creatura dotata di tre cuori e di un'eccezionale intelligenza, la donna trova inaspettatamente qualcuno che le assomiglia e la comprende: i due stringono una bizzarra amicizia fatta di complicità e gesti silenziosi. Le cose cambiano quando Tova per un infortunio viene sostituita da Cameron, un giovane appena giunto in città alla ricerca del padre biologico. Marcellus non tarda a capire che i due sono legati da qualcosa, e il suo straordinario intuito lo spinge a intervenire.
Un esordio quello di Shelby Van Pelt con Creature luminose che si lascia leggere con piacere anche nella sua prevedibilità.

Padova, 1967. Quando Carla lascia il paese per lavorare in città come segretaria per La fabbrica di bottoni Zedapa, ha poco più di vent’anni e le idee molto confuse su cosa si deve fare con i maschi e soprattutto col proprio corpo. Di fidanzati o "tosati", come dicono dalle sue parti, non ne ha ancora avuti. Insomma, è una ragazza perbene che non ha mai messo in discussione l’educazione cattolica ricevuta dalla famiglia. L’impatto con Padova, dove l’attende una routine di turni e rigide regole, e poche relazioni se non con le colleghe dell’ufficio, non è lo scossone che si aspettava. Finché un giorno, per strada, le allungano un volantino con una domanda che la spiazza: “Conosci il tuo corpo?”. È l’invito a unirsi a un gruppo di autocoscienza per ragazze. Intimorita e insieme curiosa - e la curiosità, le hanno insegnato, è sempre peccato - Carla prende coraggio e decide di partecipare, unica ragazza di campagna in mezzo a tante studentesse. Così, seduta a terra in cerchio tra di loro, con uno specchio in mezzo alle gambe, imparerà che per scoprire chi è davvero deve avere la forza di mettere da parte tutto ciò che le è stato imposto e osservare i propri desideri.
In una storia intima e perfettamente congegnata, Jennifer Guerra racconta una piccola, personalissima rivoluzione, alle soglie della nascita del movimento femminista in Italia.

La Scholomance è una scuola di magia diversa da tutte le altre. Qui non esistono insegnanti né vacanze, e non è possibile riuscire a stringere amicizie disinteressate perché gli unici legami che si possono costruire sono strategici. Soprattutto, è una scuola dove il fallimento è sinonimo di morte certa (sul serio). Le regole, alla Scholomance, sono drammaticamente semplici: non ci si deve mai aggirare da soli per i corridoi della scuola, e si deve prestare continua attenzione ai mangia-anime, pericolose creature mostruose che si annidano ovunque. Sopravvivere è più importante di qualsiasi voto. Una volta entrati nella scuola, infatti, si hanno solo due modi per uscirne: diplomarsi o morire. Ma l'ingresso alla Scholomance di una nuova studentessa, El, è destinato a cambiare le carte in tavola e a portare alla luce alcuni segreti dell'istituto. Galadriel "El" Higgins, infatti, è straordinariamente dotata. Forse, tra tutti gli studenti, è l'unica preparata a una scuola tanto pericolosa. Pur non avendo dalla sua un gran numero di alleati - la maggior parte degli studenti la tiene a distanza perché di lei ha molta paura e perché non è quel che si dice una ragazza amabile - e non incarnando esattamente l'idea di eroina senza macchia, potrebbe senza troppi sforzi evocare un potere oscuro così forte da radere al suolo intere montagne e annientare milioni di persone ignare e innocenti. Per lei, infatti, sarebbe un gioco da ragazzi usare la sua magia per sbarazzarsi una volta per tutte dei mostri che infestano la scuola e che attendono la notte per aggredire e uccidere i suoi compagni. Il problema non proprio trascurabile è che farvi ricorso potrebbe portare alla morte di tutti gli altri studenti.
Lezioni pericolose di Naomi Novik è il primo volume di una saga di cui probabilmente continuerò la lettura.

Il 30 luglio 1912 si spense in Giappone l’imperatore Meiji. Nei giorni successivi, durante i solenni funerali di Stato, il generale Nogi, in un atto di junshi, di accompagnamento del proprio signore nella morte, si uccise insieme con la propria moglie. I due eventi luttuosi scossero profondamente il Giappone del tempo. Scompariva, infatti, con l’imperatore, non soltanto l’epoca cui il sovrano aveva dato il nome, ma l’intero mondo racchiuso esemplarmente nel gesto del generale: l’universo della tradizione e degli antichi costumi nipponici. Due anni dopo, Natsume Soseki pubblicò Kokoro (Il cuore delle cose), l’opera che è oggi unanimemente riconosciuta come uno dei suoi capolavori, come un romanzo in cui si affaccia per la prima volta, nella moderna letteratura giapponese, il malinconico sentimento della fine, del tramonto del cuore stesso delle cose. Protagonista dell’opera è il «maestro», un uomo che nella solitudine e nel distacco dal mondo cerca la via per accedere a se stesso. Il prezzo, tuttavia, da pagare per essere nati in un tempo saturo di «libertà, di indipendenza e del nostro egoismo», è davvero alto. Come a segnalare la perdita totale dell’identità, nessuno dei personaggi ha, in questo romanzo, un nome. Né il giovane studente che, nella prima parte, descrive il proprio incontro con il maestro, né quest’ultimo o sua moglie e neppure l’amico morto indicato semplicemente come K. Tutti i legami, inoltre, anche quelli più sacri, sono infranti. Il cuore delle cose, tuttavia, non è soltanto la struggente narrazione della fine di un’epoca, poiché indica anche una via di salvezza nel tempo in cui gli antichi dèi sono fuggiti: la prospettiva di un’esistenza dove le passioni umane sono filtrate da un superiore distacco che ne attenua le asperità e le rende più universali.

Emilia del Valle Walsh nasce a San Francisco nel 1866. Sua madre, Molly Walsh, è una suora irlandese sedotta da un aristocratico cileno. Emilia cresce nel cuore di un umile quartiere messicano, diventando una giovane donna brillante e indipendente che sfida le norme sociali per perseguire la sua passione per la scrittura. Da giovanissima, inizia a scrivere romanzi d’avventura sotto lo pseudonimo di Brandon J. Price, ma la sua carriera decolla quando diventa editorialista al San Francisco Examiner. Emilia convince il suo editore a mandarla in Cile per coprire una guerra civile con interessi economici e politici statunitensi. Così, nel 1891, si ritrova a Santiago, una città sull’orlo del baratro. Lì vive gli scontri in prima linea, s’innamora e riprende contatto con il padre biologico in punto di morte. Emilia dovrebbe tornare a San Francisco, anche per coronare il suo amore, ma decide prima di voler vedere una piccola proprietà terriera, l’unica eredità lasciatale dal padre, nei pressi del lago Pirihueico, in una zona disabitata di inviolata bellezza naturalistica.
Il mio nome è Emilia del Valle di Isabel Alliende è una storia di amore e guerra, di scoperta e redenzione, raccontata da una giovane donna coraggiosa che affronta sfide monumentali, sopravvive e si reinventa.

In Don Giovanni in Sicilia, la Sicilia di Vitaliano Brancati è il teatro della commedia erotica: una ironica ma non per questo  innocua messa in scena del gallismo, cioè dell’ossessione indomabile del maschio siculo per la donna. Amarezza e consapevolezza politica permeano la pagina di Brancati, i cui presunti seduttori somigliano piuttosto a dei don Chisciotte, intenti a coltivare instancabilmente l’arte del desiderio, nella convinzione leopardiana che stia in esso l’unica felicità rintracciabile in questo mondo. Se poi uno sguardo femminile li colpisce, come capita al protagonista di questo romanzo, ogni equilibrio va in pezzi. Continuino pure, là fuori, i dittatori a urlare nei megafoni le loro parole d’ordine, acclamate da folle impazzite. Meglio perdersi in astruse fantasticherie erotiche che credere alle fumisterie retoriche in camicia nera.

«C'era un muro... Come ogni altro muro, anch'esso era ambiguo, bifronte. Quel che stava al suo interno e quel che stava al suo esterno dipendevano dal lato da cui lo si osservava.» Sui due fronti del muro, due pianeti gemelli, Urras e Anarres, illuminati da uno stesso sole ma divisi da una barriera ideologica antica di secoli. Urras è fittamente popolato, tecnologicamente avanzato, ricco, florido, retto da un'economia liberista. Da qui sono partiti nella notte dei tempi i seguaci di Odo che hanno colonizzato l'arido Anarres, fondandovi una comunità anarchico-collettivista che non conosce concetti come proprietà, governo, autorità. In questa società apparentemente perfetta nasce Shevek, genio della fisica alle prese con un'innovativa teoria del tempo, un vero cittadino del cosmo che dedicherà la vita ad abbattere il muro che separa da sempre i pianeti gemelli. Un'ambigua utopia questa di Ursula K. Le Guin, come recita il sottotitolo originale del romanzo I reietti dell'altro pianeta, una grandiosa narrazione che, fingendo di parlare del futuro, racconta il mondo di oggi. Un classico della science fiction del Novecento che, caso quasi unico, ha ricevuto i due più importanti riconoscimenti del genere, il Nebula e l'Hugo.

domenica 31 agosto 2025

(altri) libri letti questo mese - agosto 2025

Abituale appuntamento con i libri letti in questo mese, in ordine crescente di gradiemnto.

Evie Gordon ha sempre pensato di essere speciale: brillante, diligente, ottimi voti. Nata e cresciuta nel paese del merito per eccellenza, era convinta che sarebbe diventata qualcuno, ma dopo la laurea in un’università d’élite, il debito studentesco l’ha sommersa e, per ripagarlo, dà ripetizioni ai figli dei milionari di Los Angeles. Tutto cambia una domenica pomeriggio: arrivata per la lezione settimanale nella tenuta dei Victor a Beverly Hills, al posto della sua allieva trova i resti insanguinati dei genitori nel giardino e una giovane donna, sporca, puzzolente e magrissima, rinchiusa nel sottoscala. Sorprese sulla scena del crimine, le due passano in pochi istanti da semplici testimoni di un brutale omicidio a sospettate, e poi a fuggitive. Nel mezzo di una caccia all’uomo che infiamma i media, in auto con una ragazza misteriosa, Evie sa che l’unico modo per riabilitarsi è trovare il vero assassino. Prima, però, dovrà abbattere il muro di silenzio che la separa dalla sua compagna di viaggio. Con lei attraverserà gli Stati Uniti, solleticherà gli appetiti morbosi della nazione, finirà sulle copertine dei tabloid come “la nuova Charles Manson”, e infine troverà l’amore.
Killer Potential di Hannah Deitch non è acuto ma improbabile e inverosimile, un'opera prima che non si capisce come non sia stata rifiutata alla prima lettura; non è provocatorio e a tratti esilarante perché confonde la critica sociale con il risentimento e l'invidia. Davvero pessimo.

Non è facile iniziare l'università in una grande città come Kyoto: le aspettative sociali e la scoperta di sé non sempre coincidono, e può capitare di sentirsi persi e soli. È proprio la ricerca di un posto sicuro che fa incontrare Nanamori e Mugito, conosciutisi in un club per amanti dei peluche, un luogo dove sono custoditi più di trecento pupazzi, ma soprattutto dove chi ha bisogno di un supporto emotivo può parlare con il proprio animale di pezza senza temere il giudizio degli altri. Nanamori è attratto da Mugito ma è condizionato dagli stereotipi di genere di cui viene spesso fatto bersaglio, tanto più quando si tratta di approcciare il sesso opposto; Mugito, dopo aver assistito a un episodio di molestie, ha una crescente ansia sociale e fatica a uscire di casa. Condividendo esperienze, seppur esitanti i due usciranno dal proprio guscio per confessarsi il loro affetto e scoprire, un passo dopo l'altro, che esistono infiniti modi di essere, nonché di amarsi e stare insieme.
Ao Omae in Le persone che parlano con i peluche sono gentili benché metta in scena personaggi insicuri e fragili non riesce con ciò a svela che tali sentimenti non siano una forma di debolezza.

La nube purpurea di M.P. Shiel è inserito da Vanni Santoni nella lista dei romanzi fantasy da leggere, ed è per questo che l'ho letto. Anche Giorgio Manganelli apprezzava il romanzo, ritenendolo misterioso, occulto, magmatico e magnetico, matto e rapinoso, un sogno, un delirio, un’allucinazione, un animale impossibile venuto dallo spazio o forse salito dalle schiume d’Acheronte.

Dopo il bel Americanah, recuperato anche L'inventario dei sogni di Chimamanda Ngozi Adichie. Chiamaka, una scrittrice di viaggio incrollabilmente romantica; Zikora, un'avvocata di successo amareggiata dagli inganni; Omelogor, un'esperta di finanza strattonata dalla propria coscienza; Kadiatou, un'immigrata piena di speranze infrante. Quattro donne diverse ma tutte ugualmente in cerca di giustizia, di riscatto, d'amore, delle infinite declinazioni del sogno. Attraverso le loro storie intrecciate, il romanzo conduce alle radici dell'amore, del potere, della felicità, e interroga sul prezzo che si accetta di pagare per ottenerli.

Anche per Barbara Kingsolver una nuova lettura, dopo Demon Copperhead e La collina delle farfalle, Un mondo altrove. Il romanzo inizia a Isla Pixol, Golfo del Messico, nel 1929, con Harrison Shepherd che nuota in quel luogo tropicale, lontano dalla Virginia dove è nato; è sempre attratto dal mare, in particolare dalle misteriose insenature che chiamano cenotes, grotte effimere che si formano a seconda dell’umore delle acque e nascondono meraviglie. Un mondo nuovo, sfavillante di colori, pieno di bellezza liquida e silenzio. Lui riempie il tempo leggendo romanzi e osservando i movimenti delle maree. Anche se il mare non va sfidato, come gli ricorda Leandro, il cuoco della tenuta dove vive con sua madre e il nuovo patrigno: può essere fatale per un ragazzino di tredici anni che crede di saperne più di Dio solo perché legge tutto il giorno. Harrison ha da poco iniziato a riversare le sue fantasie in un diario, uno spazio tutto suo, una grotta nascosta negli anfratti di quel mare imprevedibile che è l’esistenza. Harrison non ne ha ancora idea, ma scrivere sarà il suo destino, il suo diario assumerà varie forme nel corso del tempo, delle sue varie vite. Vite in cui, dopo il mestiere di cuoco imparato da Leandro, diventerà aiutante di Diego Rivera, confidente di Frida Kahlo, segretario del loro illustre ospite clandestino, quel Lev Trockij esule a Città del Messico. Si ritroverà immerso nell’arte, nella rivoluzione, nella violenza. In un amore impossibile. Sarà voce narrante di anni bui e cruciali tra il Messico e gli Stati Uniti, dominati da venti politici impetuosi che lo trascineranno da nord a sud, in trame sempre abbacinanti, sospese tra verità e apparenza.

sabato 30 agosto 2025

nietzsche in solo leveling

Oltre che nei romanzi fantascientifici di Warhammer, Friedrich Nietzsche è citato anche in un anime di cui ho recentemente recuperato la visione, Solo Leveling. Si tratta di una serie sudcoreana scritta e illustrata da Chugong, che narra le vicende dell'Hunter Sung Jinwoo e delle prove che deve affrontare per diventare più forte.

Ancora una volta, è citato l'aforisma nietzscheano della lotta coi mostri e dello sguardo nell'abisso. Inoltre, successivamente, si cita il detto per cui ciò che non ci uccide ci rende più forti.



venerdì 29 agosto 2025

nietzsche nel xxxi millennio

Ho sempre praticato l'universo fantasy di Warhammer, ma da un anno ho iniziato a addentrarmi anche in quello fantascientifico, leggendo un po' di lore in romanzi e manuali, e ovviamente acquistando qualche miniatura. In particolare, sto leggendo la saga The Horus Heresy, ambientata nel XXXI millennio, cioè 10.000 anni prima del classico Warhammer 40K. Nel quarto volume che sto concludendo di leggere, scopro che Friedrich Nietzsche è ancora almeno in parte noto a quell'altezza storica, sideralmente lontana dall'oggi, perché se ne cita un aforisma. 
Riporto qui il passo.

Era impossibile comprendere la natura dello spazio warp. L'oceano agitato e ribollente di non-materia grezza era psicoattivo. Era in egual misura un prodotto della psiche di coloro che lo osservavano e una distesa mutevole animata di volontà propria. Una volta, sulla Terra Antica, un filosofo aveva detto che se un uomo avesse guardato troppo a lungo nell'abisso, l'abisso avrebbe guardato in lui. Mai come nell'immaterium quel detto si dimostrava veritiero. Il warp era uno specchio delle emozioni di ogni essere vivente, un mare di turbolenti echi cognitivi, i filamenti oscuri di ogni desiderio nascosto e di ogni sofferenza inconscia mescolati insieme in una massa grezza e disordinata. Ser fosse stato possibile usare una singola parola per descrivere la natura del warp, quella parola sarebbe stata caos.
Il warp era cambiamento. Era una scatenata e febbrile assenza di ragione.



giovedì 31 luglio 2025

(altri) libri letti questi mesi - giugno-luglio 2025

Come anticipato, qui raccolgo le letture degli ultimi due mesi che non sono state oggetto di altri post, sempre presentate in ordine crescente di gradimento.

Finale troppo tirato e affrettato per Omicidio in biblioteca di Sulari Gentill. C'è una biblioteca stupenda, con un soffitto stupendo, che è la distrazione ideale per non far scrivere il romanzo della vita, eppure un certo silenzio aiuta e così, con calma, ci si concentra, ci si guarda intorno, ci sono alcune persone accanto che sembrano interessanti e si potrebbe annotare qualcosa su di loro, magari diventeranno dei personaggi... Un urlo agghiacciante, qualcuno è stato ucciso. Mentre Freddie, aspirante scrittrice, prende appunti per il suo libro e osserva i suoi vicini - Lettrice di Freud, Mento Volitivo e Uomo Irresistibile - non sa due cose: la prima è che quelle persone diventeranno presto anche suoi amici, la seconda è che l'assassino è seduto accanto a lei e si sta insinuando nel romanzo che sta scrivendo. I quattro si improvvisano detective e ben presto ognuno inizia a sospettare degli altri. Strano, perché tutti hanno degli ottimi alibi. Eppure l'assassino si nasconde proprio tra le righe.

Nel cielo terrestre è apparso un secondo sole, opera artificiale di anonimi sabotatori che si distingue per la sua curiosa forma di Pac-Man. Le forze spaziali della Repubblica di Corea si scuotono dall’abituale sonnolenza per affrontare l’inatteso fenomeno, che oltretutto riscalda l’atmosfera. Nella girandola di eventi che ne segue, tutti ambientati in una sperduta base di lancio, conosciamo una galleria di personaggi eccentrici: dall’ex membro della boyband B-Density che sin da bambino sognava di fare l’astronauta, all’agente dei Servizi informativi esperto di origami, fino alla pilota di razzi che combatte contro l’intelligenza artificiale. A complicare il tutto interviene il ritorno sulla Terra del crudele governatore di Marte, che ha appena sedato una rivolta su un pianeta rosso completamente antropizzato. In orbita! di Myung-Hoon Bae combina l’ambientazione aerospaziale tipica della fantascienza con una spiccata vena satirica.

Syou Ishida porta il lettore tra i dedali di Kyoto, dove sorge Nakagyo Kokoro, una clinica speciale per chi ha smarrito se stesso. Qui la terapia è "felina": a ogni paziente si prescrive Un gatto per i giorni difficili, come Bi, che ama mangiucchiare la carta, o Margot, insofferente alle porte chiuse. Un impiegato stremato, un uomo che si sente sempre fuori posto, una ragazzina provata dal rapporto conflittuale con la madre, una stilista di borse in cerca di equilibrio e un'apprendista geisha segnata dal rimorso scoprono che l'affetto di un micio può ribaltare e migliorare la loro quotidianità. Quelle code morbide e gli sguardi magnetici risvegliano forza e gioia, anche nei giorni più cupi. E così, tra piccoli disastri e momenti di puro divertimento, i nuovi amici a quattro zampe regalano sorrisi autentici e un nuovo stimolo a cambiare. 

In attesa di recuperare l'introvabile Dimenticato Re Gudù, di Ana Maria Matute è stato ripubblicato I bambini tonti, raccolta di 21 racconti brevi che riflettono sull'abbruttimento dell'infanzia nel periodo della dittatura spagnola, attraverso la povertà, la deformazione fisica, la malattia e le differenze di classe, in uno stile onirico e simbolico che in questa nuova edizione diventa occasione di dialogo con le versioni a fumetto - visionarie e misteriose - di alcuni dei racconti.

Con Pancetta di Paolo Nori siamo a Pietroburgo nel 1912, percorriamo la prospettiva Nevskij con Sasa e Pasa e sentiamo che tutto si muove, sta cambiando: si mangia pane e poesia e la parola d'ordine è Avanguardia, gettare il passato dal vapore Modernità. Sasa e Pasa arrivano dalla provincia e vogliono studiare matematica, ma non c'è tempo: bisogna pubblicare il libro che rivoluzionerà la sorte della poesia russa. Le sbornie e gli incontri all'osteria della Capra vanno di pari passo alle sbornie e agli incontri dello spirito. Corrono parallele alle comiche vicissitudini di Sasa e Pasa quelle drammatiche di Velimir Chlebnikov, il poeta per eccellenza.

Finita la serie della ghostwriter Vani Sarca di Alice Basso con gli ultimi due volumi. Ne La scrittrice del mistero, il nuovo caso su cui Vani si trova a lavorare è molto più personale di altri: qualcuno minaccia di morte Riccardo, il suo ex fidanzato. Superare l'astio che prova per lui e decidere di aiutarlo è difficile, ma Vani sta per scoprire che la mente umana ha abissi oscuri e che il caso può tessere trame più intricate del più fantasioso degli scrittori. In Un caso speciale per la ghostwriter, anche se i rapporti tra Vani e il suo capo, Enrico Fuschi, non sempre sono stati idilliaci, ora lei, anche se non vorrebbe ammetterlo, è preoccupata per lui. Da quando si è lasciato sfuggire un progetto importantissimo non si è più fatto vivo: non risponde al telefono, non si presenta agli appuntamenti, nessuno sa dove sia, è sparito. Vani sa che può chiedere l'aiuto di una sola persona: il commissario Berganza. Dopo tante indagini condotte fianco a fianco, Vani deve ammettere di sentirsi sempre più legata all'uomo che l'ha scelta come collaboratrice della polizia per il suo intuito infallibile.

Nella casa di Eilis Lacey, a Long Island, suona il campanello: alla porta c'è uno sconosciuto, irlandese come lei, che viene a portarle una notizia sconvolgente. La vita di Eilis negli ultimi vent'anni è scorsa piuttosto tranquillamente: i due figli ora adolescenti, Larry e Rosella, il marito idraulico Tony, e nelle casette adiacenti due dei suoi cognati, Enzo e Mauro, con le rispettive famiglie, oltre alla torreggiante suocera Francesca. Una tipica famiglia italo-americana degli anni Settanta, che lavora, mangia, dorme, decide, vive insieme, molto presente e disponibile ma altrettanto voluminosa e invadente. Per quella famiglia, per quell'uomo, Tony Fiorello, vent'anni prima a Enniscorthy, in Irlanda, Eilis ha lasciato un mondo intero: una madre ora anziana che non ha mai accettato la separazione dalla figlia, i tre fratelli che le sono rimasti, Jack, Pat e Martin, dopo la morte dell'amata sorella Rose, l'amica d'infanzia Nancy, e poi quell'uomo, Jim, di cui si era innamorata troppo tardi. Ora le parole dello sconosciuto alla porta la spingono a riconsiderare le sue scelte di allora. Si avvicina l'ottantesimo compleanno di sua madre, è un'ottima occasione per tornare in Irlanda e cambiare aria per un po'. I suoi figli la raggiungeranno a breve e conosceranno quel mondo che scorre loro nelle vene e di cui nulla sanno. A Enniscorthy, Eilis ritrova gli affetti di un tempo e, con una chiarezza acuita dalla distanza e dal torto subito, percepisce l'insostenibile pressione della famiglia Fiorello. E poi ritrova Jim, che non l'ha dimenticata. Così Colm Tóibín riunisce Eilis Lacey ai molti lettori di Brooklyn.

Linus Baker è un assistente sociale impiegato al Dipartimento della Magia Minorile, presso il quale esegue con scrupolosa professionalità il compito di assicurarsi che i bambini dotati di poteri magici, cresciuti in appositi istituti in modo da proteggere quelli "normali", siano ben accuditi. La sua vita decisamente tranquilla, per non dire monotona - una casetta solitaria in compagnia di una gatta schiva e dei suoi amati dischi in vinile - cambia inaspettatamente quando viene convocato nell'ufficio della Suprema Dirigenza: è stato scelto per il compito inconsueto e top secret di recarsi su un'isola remota, Marsyas, e stabilire se l'orfanotrofio diretto da un certo Arthur Parnassus abbia i requisiti per rimanere aperto. Appena mette piede sull'isola, Linus si rende conto che i sei bambini ospitati nella struttura sono molto diversi da tutti quelli di cui ha dovuto occuparsi in passato, ma anche che il più enigmatico tra gli abitanti di Marsyas è Arthur Parnassus, che dietro ai modi affabili nasconde un terribile segreto. Queste le premesse di La casa sul mare celeste di TJ Klune.

Ovviamente letto subito il nuovo romanzo di Stephen King, Never flinch, sottotitolato in italiano La lotteria degli innocenti. Quando il dipartimento di polizia di Buckeye riceve una lettera che minaccia una diabolica missione di vendetta, per l'ispettrice Izzy Jaynes inizia un'indagine oscura e pericolosa. Per fermare chi promette di «uccidere tredici innocenti e un colpevole» come riscatto per «l'inutile morte di un innocente», c'è bisogno della detective Holly Gibney. Nel frattempo, Kate McKay, attivista carismatica, simbolo di una nuova ondata di femminismo, inizia un tour di conferenze che attraverserà diversi Stati. Mentre le sale si riempiono di sostenitori e detrattori, qualcuno trama nell'ombra per metterla a tacere. All'inizio si tratta solo di piccoli sabotaggi, ma presto il pericolo si fa reale. Holly accetta di fare da guardia del corpo a Kate, tra la difficoltà di difendere chi non accetta protezione e l'accanimento di uno stalker rabbioso che agisce nel nome di una verità distorta. Le due storie si rincorrono e si intrecciano, tra personaggi nuovi e volti noti. 

La distanza tra la Nigeria e gli Stati Uniti è enorme, e non solo in termini di chilometri. Partire alla volta di un mondo nuovo abbandonando la propria vita è difficile, anche se quel mondo ha i tratti di un paradiso, ma per Ifemelu è necessario: il suo paese è asfittico, l'università in sciopero, e poi, in fondo, sa che ad accoglierla troverà zia Uju e che Obinze, il suo ragazzo dai tempi del liceo, presto la raggiungerà. Arrivata in America, Ifemelu deve però imparare un'altra volta a parlare e comportarsi: diverso è l'accento, ma anche il significato delle parole, ciò che era normale viene guardato con sospetto, ciò che era un lusso viene dato per scontato. La nuova realtà, inclemente e fatta di conti da pagare, impone scelte estreme. A complicare tutto c'è la questione della pelle: Ifemelu non aveva mai saputo di essere nera, lo scopre negli Stati Uniti, dove la società sembra stratificata in base al colore. Esasperata, Ifemelu decide di dare voce al proprio scontento dalle pagine di un blog i cui post si conquistano velocemente un folto pubblico di lettori, che cresce fino ad aprire a Ifemelu imprevisti e fortunati sbocchi sul piano professionale e privato. Ma tra le pieghe del successo e di una relazione con tutte le carte in regola si fa strada un'insoddisfazione strisciante. Ifemelu si sente estranea alla sua stessa vita e, lì dov'è, non riesce ad affondare le radici, pur sapendo che in Nigeria il nuovo modo di guardare il mondo le guadagnerebbero l'epiteto di Americanah. Questo l'ottimo romanzo d'esordio di Chimamanda Ngozi Adichie.

Ad Hannibal, una cittadina lungo il fiume Mississippi, lo schiavo Jim scopre che a breve verrà venduto a un uomo di New Orleans, finendo per essere separato per sempre dalla moglie e dalla figlia. Decide, quindi, di scappare e nascondersi nella vicina Jackson Island per guadagnare tempo e ideare un piano che gli permetta di salvare la sua famiglia. Nel frattempo, Huckleberry Finn ha simulato la propria morte per sfuggire al padre violento recentemente tornato in città, e anche lui si rifugia nella stessa isola. Come tutti i lettori delle Avventure di Huckleberry Finn sanno, inizia così il pericoloso viaggio – in zattera, lungo il fiume Mississippi – di questi due indimenticabili personaggi della letteratura americana verso l’inafferrabile, e troppo spesso inaffidabile, promessa di un paese libero. Percival Everett parte dal capolavoro di Mark Twain per raccontare la storia da un punto di vista diverso, quello di James, ma per tutti Jim, mostrando tutta l’intelligenza, l’amore, la dedizione, il coraggio e l’umanità di quello che diventa, finalmente, il vero protagonista del romanzo. Un uomo disposto a tutto pur di sopravvivere e salvare la propria famiglia, un uomo che da Jim - il nomignolo usato in senso spregiativo dai bianchi per indicare un nero qualsiasi, indegno anche di avere un nome proprio - sceglie di diventare James, e sceglie la libertà, a ogni costo. James è un grande libro che non ha paura di raccontare la vera storia d’America, e dei soprusi e violenze che l’hanno costellata.
A questa lettura seguono quelle dei romanzi di Mark Twain sulle avventure di Tom Sawyer (letto) e quelle di Huckleberry Finn (attualmente ancora in lettura).

Il romanzo di Shehan Karunatilaka Le sette lune di Maali Almeida racconta la surreale e avvincente indagine post-mortem di un fotografo di guerra, sullo sfondo della sanguinosa guerra civile srilankese. Maali Almeida sta sprofondando nelle acque del lago Beira: è morto. Risvegliatosi in un improbabile ufficio nell'Aldilà, ha un'importante missione da portare a termine: scoprire chi lo ha assassinato e perché. Per riuscirci, ha a disposizione soltanto sette lune – sette notti – per contattare l'uomo e la donna che più ama e condurli alla sua scatola segreta di fotografie, una collezione di immagini altamente compromettenti che potrebbero sconvolgere l'intero Sri Lanka.

Sembra la cornice di una grande avventura: un prestigioso, tradizionale collegio, circondato da un parco con colline e campi sportivi. Nella scuola d'élite in cui è stato iscritto dalla madre si formano la classe dirigente austriaca e i potenti del futuro. Le regole sono dure, la gerarchia è repressiva, e Till, che a quell'ambiente è del tutto estraneo, appena torna a casa si chiude subito in camera senza salutare nessuno, accende il pc e trascorre ore e ore online: quello del videogioco è l'unico mondo in cui sembra potersi esprimere, l'unico luogo in cui si sente davvero libero di essere se stesso. Diventa difficile capire se la vita reale del collegio e dei genitori è davvero più reale dell'altra, digitale e apparentemente evanescente. Forse, in fondo, non è così importante. A dominare le sue giornate c'è un professore che potrebbe essere Lord Voldemort: esige totale attenzione, letture impegnative, nessun errore o distrazione. Per questo docente rispettato, temuto e odiato, il presente e il mondo moderno sono solo una versione degradata del passato, e i giovani vanno corretti, limitati nelle loro azioni, controllati e puniti. Till non vuole mai mettersi in mostra, il suo spazio è nell'ombra, senza dare nell'occhio, e intanto, in un videogioco di strategia ambientato nel medioevo, Age of Empires 2, incontra gente da tutto il mondo. Al suo interno, senza che nessuno lo sappia, trova gratificazioni che non esistono altrove. Ma questa felicità è reale o illusoria? Tra il fascino dei videogiochi e l'incomprensione delle generazioni più anziane, l'esperienza enigmatica dell'adolescenza, la scoperta dell'amicizia e dell'amore, e l'affannoso inseguimento degli adulti, In tempo reale rappresenta un ponte tra i classici del Novecento e la letteratura del futuro: è un romanzo di formazione che racconta in modo sfaccettato e ironico l'influenza delle strutture autoritarie e come sia possibile ingannarle, per stabilire le proprie regole e diventare finalmente grandi. Tonio Schachinger ha scritto un potente romanzo sociale su un ragazzo e le sue illusioni, tra sogni e contraddizioni.

sabato 26 luglio 2025

due graphic novel di bao

Due graphic novel pubblicati da Bao sono stati una lettura molto piacevole e interessante in questo mese, entrambi rivisitazioni di classici della letteratura inglese. 

Per quanto riguarda il primo, si tratta del secondo volume pubblicato nella serie Cherry Bomb - la collana curata da Zerocalcare: è Bea Wolf, testi di Zach Weinersmith e disegni di Boulet. Perché il curatore ha scelto questo fumetto per la sua collana? Zerocalcare rivela di essere sempre stato affascinato dalle storie che raccontano il passaggio tra infanzia, adolescenza e età adulta, perché in quelle transizioni si vivono le avventure più memorabili. E Bea Wolf mette in scena l'eterna guerra tra bambini e adulti usando il poema epico Beowulf in modo solenne nella forma e spassoso nei contenuti. I disegni di Boulet sono meravigliosi, fanno venire voglia di ridere, di tifare, di lasciarsi trasportare in questo scontro che ognuno ha conosciuto in prima persona.

Il secondo, invece, è Animal Pound, testi di Tom King e disegni di Peter Gross. Se a attirare la mia attenzione sul precedente titolo è stata la scelta di Zerocalcare di inserirlo nella collana da lui curata, in questo caso a spingere all'acquisto e alla lettura sono stati tanto il consiglio di Stephen King - che definisce l'opera una lettura struggente e coinvolgente -, quanto l'autore in sé, che ho già apprezzato per le sue storie di Batman (DC) e Visione (Marvel). Lo storia è una riscrittura de La fattoria degli animali: se il celebre romanzo di George Orwell è un'allegoria di come le utopie ideali del comunismo possano degenerare nelle crudeli realtà del totalitarismo in cui la rivoluzione del popolo distrugge il popolo stesso, la minaccia odierna del fascismo - secondo l'autore - non deriva dalla perversione degli ideali della sinistra che guarda al futuro, ma dagli imbroglioni che distorcono gli ideali della destra che guarda al passato. E gli strumenti di questi attori non sono la rivoluzione all'esterno dello Stato, ma lo sfruttamento delle norme già consacrate all'interno di esso. Per questo Tom King ha scelto di partire dall'opera di Orwell per costruire una nuova allegoria per l'orrore che ci fronteggia, utilizzando gli animali di un rifugio in città - cani, gatti e conigli - per raccontare la sua storia dell'ascesa di una nuova minaccia alla libertà e all'uguaglianza.

lunedì 14 luglio 2025

fascismo liberale

Il volume Trump e il fascismo liberale raccoglie e riunisce una serie di scritti di Slavoj Žižek composti tra il giugno 2024 e l'aprile 2025 e dedicati alla figura di Donald Trump e al concetto di fascismo liberale. Quello che sembra essere descritta e analizzata è l'emersione di un progetto politico che punta a ridefinire l'ordine geopolitico mondiale secondo una nuova logica di potenza, scavalcando le mediazioni diplomatiche e le forme multilaterali. Trump non sarebbe allora un imprevedibile outsider - come magari nel 2016 - ma il sintomo maturo di una trasformazione strutturale dell'ordine politico occidentale: dagli attacchi alla stampa al rifiuto di ogni mediazione istituzionale, fino alla normalizzazione di pratiche apertamente autoritarie, il femonemo trumpiano non appare dunque come eccezione ma come forma estrema di ciò che è già diventato norma. Trump non è allora una frattura rispetto all'ordine liberale, ne è piuttosto la radicalizzazione grottesca: libertà come obbedienza volontaria, eccesso come autenticità, violenza come diritto. Perché liberalismo e fascismo funzionano assieme, sono le due facce della stessa medaglia, e l'autoritarismo di Trump è anche il sogno di consentire al mercato di funzionare liberamente nella sua forma più distruttiva, nel più brutale perseguimento del profitto e nel discredito per ogni moderazione etica.

Trump è un leader iperpresente, la cui autorità si fonda sulla volontà, e che disprezza apertamente la cultura, ed è proprio questo teatro ribelle, antisistema, a costituire per molti il punto principale d'identificazione. Ecco perché gli insulti seriali di Trump e le sue menzogne plateali, per non parlare del fatto che sia un criminale condannato, funzionano a suo favore: il suo trionfo ideologico sta nel fatto che i suoi seguaci vivono la propria obbedienza come una forma di resistenza sovversiva. Si può sostenere un leader fascista in ascesa con un atteggiamento di totale obbedienza e sentendosi allo stesso tempo radicali.
Trump non prova nemmeno a mascherare le contraddizioni o i continui cambiamenti di posizione: giorno dopo giorno, dice di getto ciò che gli passa per la mente come risultato della sua pienamente consapevole assunzione del ruolo di Maestro al di là della legge e della logica, un maestro che afferma il proprio potere cambiando continuamente ciò che sostiene. L'opacità assoluta di questi atti rende la sua autorità assoluta.
Lo stile della performance pubblica
di Trump - dire qualunque cosa gli passi per la testa, insultare, infrangere ogni regola di buona educazione - non ha nulla di liberatorio, ma serve solo a rafforzare l'oppressione e la mistificazione sociale: le vere questioni politiche, economiche e ideologiche sono più invisibili che mai. Il problema non è che Trump sia un clown, il problema è che dietro le sue provocazioni c'è un programma, c'è un metodo nella sua follia. Le sue oscenità sono parte di una strategia populista per vendere questo programma fatto di tagli alle tasse per i ricchi, meno sanità e protezioni per i lavoratori ecc
Trump promette libertà, deregolamentazione, più, ovviamente, l'assenza di libertà per chiunque critichi la sua politica, stabilendo ciò che si può definire totalitarismo liberale. Proprio perché il limite istituzionale della nostra libertà è la forma stessa della nostra libertà, conta come questo limite è strutturato, qual è la forma concreta di questo limite. L'inganno di chi detiene il potere consiste nel presentare la propria forma di questo limite come la forma della libertà in quanto tale, così che ogni lotta contro di loro appaia come una lotta contro la società libera in quanto tale. Trump presenta la sua forma di libertà come la forma della libertà in quanto tale, così che qualsiasi critica possa essere rappresentata come un attacco alla libertà stessa, ed egli avrebbe pertanto pieno diritto di difenderla da questi attacchi con ogni mezzo necessario, inclusi il licenziamento dei dissidenti, la loro esclusione dallo spazio pubblico o persino il loro arresto. La libertà trumpiana richiede così un intervento statale ancora più forte di quello invocato dalla cancel culture - di cui i trumpiani sono grandi oppositori -, finendo per fare esattamente la stessa cosa, in modo molto più brutale.

Il regno di Trump non rischia di portare a eventi catastrofici, ma - peggio - il rischio è che la vita continui passando però attraverso una serie di misure che minerà il patto sociale liberal-democratico trasformando il tessuto profondo che tiene insieme ciò che Hegel chiamava Sittlichkeit e Lacan il "Grande Altro": l'insieme non scritto di costumi e regole riguardanti cortesia, verità, solidarietà sociale, diritti delle donne ecc. Questo nuovo mondo apparirà come la normalità, e in questo senso il regno di Trump potrebbe davvero segnare la fine del mondo, di ciò che di più prezioso la nostra civiltà aveva costruito - e questo nuovo mondo sarà multipolare, nel senso che un pugno di Stati forti definiranno ciascuno la propria sfera di influenza e limiteranno la sovranità dei vicini più piccoli: una realtà che ricorda in modo inquietante 1984 di George OrwellIl discorso trumpiano rappresenta dunque una minaccia per la sostanza stessa della nostra vita sociale, contribuendo direttamente alla disintegrazione sociale. La mancanza di buone maniere esclude semplicemente l'altro dalla comunicazione.

Che fare? Secondo il filosofo sloveno, per quanto riguarda l'Europa, essa dovrà (ri)definirsi chiaramente - e qui già sorgono problemi con gli Stati e le forze populiste contrarie all'Europa unita e alla sua eredità emancipatrice. Di questa ridefinizione fanno parte anche l'autonomia militare e la riformulazione della sua politica economica in direzione di un maggior coordinamento e della pianificazione su ampia scala.
Per quanto riguarda la sinistra, il populismo trumpiano è una reazione allo Stato sociale liberal-democratico che si è avviato verso la propria autodistruzione (oltre che verso l'impotenza) nel momento in cui ha concentrato la propria attenzione sulle politiche identitarie: la pseudo-lotta di classe trumpiana è il ritorno del rimosso della sinistra liberal incentrata sulle identità. Il compito è dunque raccogliere gli obiettivi generali dalla sinistra, senza il suo spirito censorio e rancoroso, e dal populismo trumpiano, invece, la volontà irriverente di cambiamento, perché comunque solo attraverso un diverso investimento passionale può emergere qualcosa di nuovo.

venerdì 11 luglio 2025

claremont run

Tra gli impegni di fine anno scolastico e gli Esami di Stato - conclusi venerdì scorso -, giugno mi ha visto incapace di pubblicare post, neanche un rapido resoconto finale delle letture del mese. A fine luglio pubblicherò quindi un post con le letture di questi ultimi due mesi. Intanto provo a fare qualche altro post, a partire da questo che è relativo al saggio The Claremont Run. Subverting Gender in the X-Men, scritto da J. Andrew Deman.

Avendo scritto Uncanny X-Men dal 1975 al 1991 (dal numero 97 al numero 278), Chris Claremont vanta una posizione preminente e un'influenza sulla cultura popolare - essendo durante la sua gestione quello degli X-Men il fumetto più venduto - uniche. Uno dei grandi punti di forza della scrittura di Claremont è stata l'ampia cosmologia di personaggi maschili e femminili che è stato capace di presentare, e i vari modi in cui marcatori identitari quali etnia, nazionalità, religione, età, classe e sessualità si sono intrecciati tra di loro e con le prestazioni di genere di ogni personaggio. In questo modo la lunga gestione dell'autore ha saputo rappresentare una forte messa in discussione della fissità di ruoli di genere che il mondo del fumetto ancora rappresentava.

La prima parte del saggio è dedicata all'analisi e all'esplorazione di alcuni dei personaggi femminili principali della gestione di Claremont. Jean Grey/Fenice rappresenta il fondamentale ritratto dell'agency femminile, cioè della capacità femminile di agire, prendere decisioni e avere un impatto sul proprio ambiente e sulla propria vita, della capacità di essere un agente causale, di fare accadere le cose attraverso le proprie azioni. Ororo Munroe/Tempesta è stata la prima leader di un gruppo supereroistico donna e la prima leader di colore, nonché portatrice di comportamenti di genere non normativi, garantendo così una particolare enfasi su un femminismo intersezionale. E, nella seconda generazione di personaggi femminili, abbiamo Betsy Braddock/Psylocke, che dialoga con il concetto lacaniano di mascherata femminile esprimendo la propria in senso ironico, e Alison Blaire/Dazzler, che permette di esplorare le forme tossiche della mascolinità.

La seconda parte, invece, indaga gli altrettanto interessanti personaggi maschili. Scott Summers/Ciclope impersona l'ansia culturale del cambiamento del paradigma patriarcale come risposta diretta alla seconda ondata del femminismo, ma dal sentirsi minacciato riesce poi progressivamente a distanziarsi dall'egemonia maschile di cui era emblema. Logan/Wolverine, da una parte connesso a archetipi maschili della cultura popolare quali il cowboy e il samurai, si dimostra capace di minare quella stessa mascolinità di cui sembra essere fatto. Infine, Kurt Wagner/Nightcrawler e Alex Summer/Havok sono personaggi piuttosto refrattari rispetto alla rappresentazione della mascolinità, minando la connessione tra il ruolo del supereroe e tale ideale.

sabato 31 maggio 2025

(altri) libri letti questo mese - maggio 2025

Questo mese sono riuscito a scrivere poco o nulla - anche per i tanti pomeriggi passati a scuola tra collegio docenti, ricevimento generale delle famiglie, corsi di formazione sul gioco strutturato nella sua pratica educativa quotidiana e sul fare storia mediante il gioco e i mattoncini. Ma il post che raccoglie, in ordine crescente di preferenza, le letture mensili che non sono state oggetto di specifici post non poteva mancare.

Opera prima di  Hiroko Oyamada, La fabbrica ritrae il titanico ecosistema della vita lavorativa moderna, in cui l'esistenza umana sembra naufragare. La fabbrica è grande, grigia e assomiglia in tutto e per tutto a una vera e propria città, con un ponte a due corsie, un servizio di autobus e una propria compagnia di taxi, vetture e furgoni con il suo celebre logo che percorrono tutti i giorni le strade dei dintorni, e non vi è genitore che non auguri ai figli una brillante carriera alle sue dipendenze. Per la giovane Yoshiko, fresca di laurea, l’assunzione nella fabbrica rappresenta di certo un sogno che si realizza, e poco importa che il lavoro le venga pagato a ore, sia a tempo determinato e preveda un’unica mansione: azionare una macchina distruggi documenti per tutto il giorno, in qualità di membro della cosiddetta «Squadra distruttori». Per il briologo esperto in muschi Yoshio il salto di qualità è evidente: da ricercatore precario di una università di provincia a dipendente a tempo indeterminato nella famosa azienda in cui, a detta del suo professore, tutti i migliori laureati del paese sognano di entrare. E così Yoshio si ritrova a dirigere l’ufficio «sviluppo tetti verdi» del Reparto nuove soluzioni ambientali, che nemmeno esisteva prima del suo arrivo. L’assunzione nella fabbrica pare provvidenziale anche per Ushiyama, che lavorava come tecnico informatico per una piccola ditta prima di essere licenziato in tronco e senza spiegazioni: ora lavora come correttore di bozze al Reparto dati e documenti della fabbrica, ha a che fare solo con fogli di carta, penne e matite e ancora non ha capito se deve ritenersi fortunato. Tre giovani vite dedicate a una liturgia, il lavoro nella fabbrica, che, come un servizio di culto dovuto a un dio sconosciuto, governa il loro tempo. Che cosa produce, infatti, la fabbrica? Ed esiste ancora un mondo oltre i suoi confini?

Con Il giardino magico, Kaho Nashiki omaggia i giardini segreti dell’infanzia di ognuno e incoraggia i lettori a affrontare le proprie ferite, accettarle e convivere con esse. L'ambientazione è costituita da una grande villa in stile occidentale - dove erano vissuti i Burness prima di tornare in Inghilterra allo scoppio della Seconda guerra mondiale -, nel parco, ormai abbandonato, della quale avevano giocato generazioni di bambini. Una di loro, Terumi, è ora un’adolescente in conflitto con i genitori. La sua famiglia è stata colpita da una tragedia difficile da superare e lei ha trovato rifugio nei racconti del nonno di un’amica. Ma anche le storie più incredibili hanno un fondo di verità, e Terumi è venuta a conoscenza dell’esistenza di un giardino segreto a cui si può accedere pronunciando una formula magica davanti a un antico specchio di villa Burness. Ha quindi inizio la sua avventura in un mondo fantastico strettamente intrecciato alla realtà che la porterà a scoprire la verità sulla sua famiglia e su se stessa.

I Nove racconti di J.D. Salinger mostrano lo humor, la spietatezza, la grazia e la tragica amarezza del loro autore. Il loro punto di partenza è il "parlato" più colloquiale e modulato sulle effimere cadenze della moda. Per Salinger solo i bambini e chi ha vissuto l'orrore della guerra è vicino alla verità. Il dialogo dei bambini è una finestra su una realtà diversa e vertiginosa. Ma anche una conversazione pomeridiana tra amiche o la telefonata di un uomo che è a letto con una donna non sua diventano occasioni di poesia, nutrita di grande pietà umana.

Con Missitalia Claudia Durastanti consegna un romanzo in cui la geografia prevale sulla storia. Nella Lucania, infatti, ambienta tre storie di epoche diverse, in cui il paesaggio è lo stesso ma le vicende sono profondamente dievrse e slegate. Amalia Spada è un’avventuriera lontana dai tumulti che agitano la nazione che sta per nascere: donna dallo spirito irrequieto e temerario, vive in una casa tra i calanchi lucani diventata un rifugio per creature diseredate e ribelli in cerca di una nuova vita, per ragazze selvatiche e uomini dalla forza mozzata. Quando arriva l’industrializzazione, la fabbrica piomba nelle loro vite come un oscuro oggetto del desiderio, mutandone per sempre il destino. Negli anni del dopoguerra e della corsa all’energia, una giovane antropologa di nome Ada esplora la Basilicata del sortilegio e del petrolio mentre scopre diverse incarnazioni dell’amore: muovendosi tra centri di potere e impianti d’estrazione, Ada si ritrova invischiata in un Sud perturbante e magnetico che rivoluziona il corso della sua esistenza. Cento anni più tardi, la Lucania è diventata la base per la colonizzazione della Luna, da cui partono le navicelle dell’Agenzia Spaziale Mediterranea dirette al Mondo Nuovo. In questo insediamento avveniristico, si trova A, una donna solitaria e libera che ridà vita a oggetti non più desiderati per conto dell’Agenzia, donna nel cui passato c’è stato un marito, ma anche il bisogno di andare lontano, e nel cui presente c'è la voglia di conciliarsi con l’idea della fine.

Un grande appassionato di gialli è il protagonista della serie di Piergiorgio Pulixi il cui primo volume è La libreria dei gatti neri. Questo - o, meglio, Les Chats Noirs, omaggio anche ai due gatti neri che un giorno si sono presentati in negozio e non se ne sono più andati, da lui soprannominati Miss Marple e Poirot - il nome della piccola libreria specializzata in romanzi polizieschi che Marzio Montecristo ha aperto da qualche anno nel centro di Cagliari. Nonostante il brutto carattere del proprietario, la libreria è molto frequentata, ed è Patricia, la giovane collaboratrice di Montecristo, di origini eritree, a salvare i clienti dalle sfuriate del titolare. La libreria ha anche un gruppo di lettura, “gli investigatori del martedì”, un manipolo di super esperti di gialli che si riuniscono dopo la chiusura per discettare del romanzo della settimana. È una banda mal assembrata ma molto unita, di cui Marzio è diventato l’anima, suo malgrado. Un anno prima il gruppo si è dimostrato capace di aiutare una vecchia amica di Montecristo, la sovrintendente Angela Dimase, a risolvere un vero caso da tutti considerato senza speranza, amica che ora torna a chiedere la loro collaborazione per un’indagine che le sta togliendo il sonno: un uomo incappucciato si è presentato a casa di una famiglia, ha immobilizzato due coniugi e il loro figlioletto e ha intimato all’uomo di scegliere chi doveva morire tra la moglie e il figlio, e se non avesse deciso entro un minuto, li avrebbe uccisi tutti e due. Il sadico killer viene presto soprannominato «l’assassino delle clessidre», visto che sulla scena del crimine ne lascia sempre una. Riusciranno gli improbabili “investigatori del martedì” a sbrogliare anche questo caso?

La donna della mansarda è il sesto caso del commissario Arcadipane e di Corso Bramard, i personaggi di Davide Longo, ma è il primo suo romanzo che leggo. Nell'ottobre del 2013, a Torino una donna di trentasette anni scompare senza lasciare tracce. Niente di clamoroso, se la donna in questione non fosse stata Tina, pittrice di fama internazionale che da tempo viveva rinchiusa nel suo appartamento-studio all'interno della Prora, il bizzarro palazzo progettato dal bisnonno architetto. Quando il caso viene archiviato come allontanamento volontario, Muriel Gallirossi - agente, confidente e tuttofare di Tina - si rivolge a Bramard: è sicura che l'amica sia stata assassinata. Corso sa che le indagini sono state approfondite e che il presunto responsabile ha un alibi di ferro, eppure - nemmeno lui saprebbe dire perché, forse a turbarlo sono i quadri di Tina, forse la bellezza di Muriel - decide di parlarne con Arcadipane.


A Trieste Marco Balzano ambienta il suo romanzo Bambino. La Seconda guerra mondiale è appena finita, un uomo beve un caffè al bancone del bar, qualcuno lo chiama, lui si gira ma sente già la canna di una pistola puntata contro la schiena. Tutti lo conoscono come «Bambino»: è stato la camicia nera più spietata della città, ha ucciso e fatto uccidere, ha sempre cercato di stare dalla parte del più forte e si è sempre ritrovato dalla parte sbagliata. Una romanzo storico e civile, una storia veloce quanto un proiettile che attraversa guerre, confini, tradimenti, che indaga il rapporto tra individuo e collettività, tra le scelte personali e i grandi rivolgimenti della Storia, e con un personaggio duro. Mattia nasce a Trieste nel 1900, la sua infanzia irrequieta, forse, è già un presagio: un fratello che parte per l’America, un amico che presto lo abbandona. Quando scopre che la donna che lo ha cresciuto non è la sua vera madre, dentro di lui qualcosa si spezza e nel petto divampa un fuoco freddo che non saprà mai domare. L’ingresso tra le file degli squadristi è una conseguenza quasi naturale. Nonostante il soprannome che gli hanno affibbiato per il suo viso da fanciullo, «Bambino», Mattia ostenta una ferocia da boia. Ma prima ancora dell’ideologia, prima della violenza e della brutalità antislava, il motivo per cui indossa la camicia nera e batte palmo a palmo le terre contese è la speranza di ritrovare quella madre senza nome né volto. La ricerca di una donna che non ha mai conosciuto diventa il senso di tutto. Suo padre, un vecchio orologiaio sicuro che le persone si possano riparare come gli ingranaggi, è l’unico a conoscere la verità ma la tiene sigillata in un silenzio blindato quanto una cassaforte. Nella frontiera d’Italia più dilaniata, la vita di Mattia scivola su un piano inclinato: ogni giorno una nuova spedizione, un nuovo assalto, una nuova rapina. E poi, tutto d’un fiato, lo scoppio della guerra, i nazisti in città, l’occupazione jugoslava di Trieste, le foibe. Un’esistenza vissuta da cane sciolto, scandita da un implacabile conto alla rovescia. Un romanzo palpitante in cui il giudizio - anche di fronte alle azioni più estreme - è sempre fuori scena. 

Il buio oltre la siepe - ovvero To Kill a Mockingbird - è il classico di Harper Lee in cui l'avvocato Atticus Finch è incaricato della difesa d'ufficio di un afroamericano accusato di aver stuprato una ragazza bianca, il tutto in una sonnolenta cittadina del profondo Sud degli Stati Uniti. Riuscirà a dimostrarne l'innocenza, ma l'uomo sarà ugualmente condannato a morte. Intorno a questo episodio centrale, è costruito un affresco colorito e divertente della vita nel Sud ai tempi delle grandi piantagioni di cotone, dei braccianti neri che le coltivavano, delle cuoche di colore che allevavano i figli dei discendenti delle grandi famiglie dell'Ottocento, della white trash, i "bianchi poveri" abbrutiti e alcolizzati, e anche delle sentenze sommarie di giurie razziste e degli ultimi linciaggi americani della storia. La voce narrante è quella della piccola Scout, la figlia di Atticus, una Huckleberry Finn in salopette (dire "in gonnella" sarebbe inesatto, perché Scout è una maschiaccia impertinente e odia vestirsi da donna) che, ora sola ora in compagnia del fratello maggiore e del loro amico più caro, racconta la storia di Maycomb, Alabama, della propria famiglia, delle pettegole signore della buona società che vorrebbero farla diventare una di loro, di bianchi e neri per lei tutti uguali, e della vana battaglia paterna per salvare la vita di un innocente.
Aggiungo qui anche Va', metti una sentinella, seguito del romanzo di Harper Lee, in cui la ventiseienne Jean Louise "Scout" Finch  torna a casa da New York per visitare l'anziano padre, Atticus. Ambientato sullo sfondo delle tensioni per i diritti civili e il trambusto politico che negli anni cinquanta stanno trasformando il Sud degli Stati Uniti, questo ritorno assume un sapore agrodolce quando "Scout" viene a sapere verità inquietanti sulla sua famiglia, sulla cittadina e sulle persone che le sono più care. Questo ritorno è però estremamente deludente dal punto di vista della lettura, fatto da ricordi dell'infanzia giustapposti alla narrazione che sembrano solo parti espunte o non utilizzate del primo romanzo, e da personaggi che, più che essere compresi in modo più completo, appaiono quasi stravolti rispetto a quello che erano.

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