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giovedì 3 marzo 2016

niente resterà intatto

Nella sua non convenzionale introduzione, Niente resterà intatto, Tommaso Ariemma si interroga e ci interroga, medita e ci fa fare esercizio di meditazione con lui, su che cos'è la filosofia. Non è un disquisire pedante e vuoto sui massimi sistemi ma un affrontare quesiti fondamentali che cambiano la vita, un affrontare il mostruoso, tanto più "in un tempo in cui l'apocalisse dell'uomo è qualcosa di quotidiano" (Sloterdijk). La filosofia è affrontare il mostro che non si può mettere alla porta, di cui non si può negare l'esistenza, che ci divora, ci assorbe e limita il nostro orizzonte e rivendicare, invece, che c'è dell'altro: filosofare è, dunque, assumere dei rischi. La filosofia è diventare colossi, resistere e restare impedendo al mostro di ridurci a niente, riconoscendo il mostro come mera parte e non totalità.
La filosofia è, ancora, eleganza, che intelligenza di pensare e scegliere: non fare o dire qualcosa purchessia, tanto per capriccio, ma fare e dire, tra le molte cose che potrebbero essere fatte e dette, quella che richiede di essere realizzata, così che "eleganza è il nome che si dovrebbe dare a ciò che chiamiamo etica" (Ortega y Gasset).
Pure, la filosofia è forgiare principi, non tanto come guida o riferimento quanto soprattutto come inizi e inneschi: filosofare è cominciare a pensare e vivere diversamente, ecco perché la filosofia corrompe. 
E la filosofia è, anche, fragilità, che è il contrario di docilità perché non si può mai sapere cosa può e dove si disporrà l'infranto, di cosa sia capace: non tenere duro, divenire sordi e indifferenti, bensì essere fragili in modo che nessun ordine possa ricomporci o farci restare al nostro posto. 
Affrontato con eleganza e fragilità dalla filosofia, niente resterà intatto.

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