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domenica 30 agosto 2026

(altri) libri letti questi mesi - luglio-agosto 2026

Ecco il post in cui recupero le letture di questi due mesi estivi, ordinandole, come di consueto, in ordine crescente di preferenza, ma questa volta suddividendo i titoli in gruppi a mo' di tier list: quindi, in fondo, in rosso, le migliori letture del mese, i capolavori assoluti; poi, risalendo, le letture buone (in arancione), nella media (in giallo), scadenti (in verde) e pessime (in blu); ma si parte dai totali fallimenti (in fuchsia).

Vedove di Camus, di Elena Rui. Non si capisce come certi testi possano essere candidati e finalisti a premi letterari. Davvero una lettura imbarazzante.

Satantango, di Làszlò Krasznahorkai. Ancora deludenti premi letterari, per cui non si capisce i criteri con cui essi vengono assegnati, sembrando avere veramente poco a che fare con qualità letterarie.
Alice nel Paese delle idee, di Roger-Pol Droit. Un Il mondo di Sofia 2.0, per il nuovo millennio, di cui non si sentiva il bisogno e che è poco più che didascalico.

Guida il tuo carro sulle ossa dei morti, di Olga Tokarczuk. E siamo a tre con le delusioni dei premi letterari. Eppure dell'autrice avevo già letto I vagabondi, che non mi era dispaiciuto tanto da avermi fatto scegliere di leggere qualcos'altro, ma se il primo aveva un suo stile e mancava forse, almeno per il mio attuale gusto di lettura, di struttura e trama, quest'ultimo ne avrà anche ma la scrittura è scadente.
Hamnet. Nel nome del figlio, di Maggie O'Farrell. Una storia di cui si poteva fare a meno, un libro di cui si poteva fare a meno.
Se i gatti potessero parlare, di Piergiorgio Pulixi. Meno bello del primo volume della serie, meno avvincente e convincente nella trama.
Le vite di Narses, di Fiore Manni e Michele Monteleone. Sviluppo piuttosto prevedibile di capitolo in capitolo.

Le assaggiatrici, di Rosella Postorino. E si arriva a quattro, certo meno scadente e deludente dei precedenti premi letterari (o candidati a essi), ma anche qui è più l'idea che la qualità letteraria.
Il Golem, di Gustav Meyrink. Un classico, anche se forse più per la storia della letteratura che per la qualità letteraria.
Strane case, di Uketsu. Meglio il primo romanzo, Strani disegni, ma piacevole anche la lettura di questa vicenda.
Gli ultimi sei, di Akinari Asakura. Si fa leggere, non indimenticabile né imprescindibile, ma una piacevole e rapida lettura.
Nettle and Bone. Come uccidere un principe, di T. Kingfisher. Non il solito fantasy young adult, non un capolavoro ma divertente.
La classe, di  Christina Dalcher. Un altro mondo distopico dall'autrice di Vox, che però non ho letto; un altro mondo, solo di poco diverso dal nostro, in cui quelle che sembrano buone intenzioni lastricano una strada che va dritta verso una società d'inferno, anche se non per tutti.

L'amuleto di Samarcanda, di Jonathan Stroud. Buon primo volume, cui seguirà la lettura degli altri capitoli della serie.
I vendicatori angelici, di Karen Blixen. Da tanto non leggevo una delle autrici che mi ha iniziato al piacere della lettura.
Fiori per Algernon, di Daniel Keyes. Bella storia, altra classica distopia di un mondo che di poco si distacca dal nostro.
Il talismano e La casa del buio, di Stephen King e Peter Straub. In attesa dell'uscita del terzo volume della serie, a distanza di venti anni dall'ultimo pubblicato, recupero i primi due capitoli.
Il canto di Swan, di Robert McCammon. Bel mattone post-apocalittico.
Abbacinante. L'ala sinistra, di Mircea Cărtărescu. Primo enorme volume di una gigantesca trilogia. Frammentario, lisergico, linguisticamente ricco e profondo.
L'ultimo arrivato, di Marco Balzano; e L'idiota di famiglia, di Dario Ferrari. Due ottimi romanzi di due ottimi autori italiani (di entrambi ho letto anche altro, Bambino di Balzano e La ricreazione è finita di Ferrari, ma queste ultime letture sono anche migliori). Quindi ne abbiamo di buona letteratura italiana da candidare a premi.

La storia, di Elsa Morante. A questo romanzo (pensato e scritto tra il 1971 e il 1974) l'autrice consegna la massima esperienza della sua vita dentro la Storia, attraverso una storia che si svolge a Roma durante e dopo la seconda guerra mondiale. Un monumentale capolavoro che parla in un linguaggio comune e accessibile a tutti delle macerie e dei frantumi di un periodo.



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