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mercoledì 21 settembre 2011

ciuffo sugli occhi e nuca rasata

La rappresentazione della Fortuna muta dal Medioevo al Seicento: pur rimanendo il concetto dell'aleatorietà dei suoi doni, espresso tanto dal medievale girare della ruota – «Ti sei affidato al governo della fortuna: devi sottostare agli umori della tua padrona. Tu ti sforzi invece di fermare il movimento impetuoso della ruota che gira? Ma, o stoltissimo tra i mortali, se principia a star ferma, la sorte cessa di essere» (Boezio, Deconsolatione philosophiae) – quanto dal rinascimentale correre della dea su una sfera e il suo essere bendata, a simbolizzare la totale casualità del suo incedere e l’imprevedibilità del punto in cui sarebbe giunta, nel Cinquecento matura anche l’immagine dell’uomo che afferra la Fortuna per i capelli ed è protagonista del proprio destino, homo faber ipsius fortunae (uomo artefice del proprio destino).
Un ampio ciuffo impedisce alla Fortuna "rinascimentale" di vedere il mondo, mentre la sua nuca rasata, sottrazione di un potenziale appiglio, impedisce agli uomini che si pongano al suo inseguimento di acciuffarla per la chioma (questa rappresentazione deriva del Kairos greco e dall’Occasio latina, divinità del momento opportuno). Ma esistono delle strategie per poterne fermare il transito rapido e ineluttabile: l’esercizio costante dell’appostamento, che favorisce un inseguimento guardingo (il motto festina lente, affrettati lentamente, o meglio, con avvedutezza, si riferisce anche a questo atteggiamento).
Un dipinto della scuola di Andrea Mantegna - Occasio et Costantia -, realizzato nel 1500 nel Palazzo Ducale di Mantova, rappresenta la filosofia d’attacco, che prescrive velocità contemperata dall’assennatezza e da capacità strategiche. Ecco il transito della donna sulla sfera, è l’Occasio a lungo attesa. La Fortuna ha la chioma che scende sulla fronte fino a coprirle il volto e il corpo reso atletico dalle interminabili corse. La stoffa del peplo, mossa dall’aria del veloce scivolamento, mostra la rapidità con cui procede, senza il minimo impedimento. Dietro di lei con i piedi piantati per terra, attraverso un’immagine figurata che indica tuttora, nel lessico a noi contemporaneo, il comportamento degli avveduti sta la Costanza, una figura statica e composta quanto quella di un cacciatore in appostamento, sistemata su un parallelepipedo, simbolo di stabilità come tutte le figure che rinviano al cubo, e pertanto contraria alla precarietà di ogni elemento sferico. Essa trattiene un giovinetto pronto per la corsa, con le mani spalancate per ghermire la fuggitiva.

(da Maurizio Bernardelli Curuz, La nuca rasata della cieca dea)

martedì 20 settembre 2011

revenge comics

Il classico tema del racconto di vendetta – rappresentato in film quali Kill Bill e Old Boy e in fumetti come la miniserie di Psylocke Kill Matsu'o (che ovviamente e postmodernamente strizza l'occhio al citato film di Tarantino) – è affrontato da Mark Millar nel suo Nemesis – dopo aver avuto una certa influenza anche nella saga Vecchio Logan, con Wolverine come protagonista – in maniera tale da decostruirne la tradizionale presenza che ha nel mondo dei fumetti. 
Batman dedica tutta la sua vita a combattere il crimine dopo l'omicidio dei suoi genitori e il Punitore è animato da origini e da una sete di vendetta simili  – seppur con meno scrupoli e paletti morali: in entrambi i casi l'idea è quella per cui la vittima di una violenza è dalla parte del giusto. Con Nemesis la prospettiva appare capovolta, rovesciata: il protagonista della storia di vendetta è un supercriminale internazionale, intento a sfidare i più abili poliziotti del mondo. 
Violenza, humor, sequenze cinematografiche e, appunto, filosofico lavoro di decostruzione. Sempre ottimo Millar.

sabato 17 settembre 2011

frasi senza senso?

Il problema del big-bang, perfezionato dal contributo di conoscenza proveniente dalla ricerca spaziale e tenuti nella dovuta considerazione i casi eccezionali, senza pregiudicare la generalità dei risultati, ammette una verifica critica di quanto viene affermato in proposito e un'adeguata valutazione del peso da attribuire alla presenza dei neutrini, la cui importanza teorica è stata confermata recentemente in modo inequivocabile.

(dal generatore di decine di milioni di frasi senza senso (o no?) contenuto in Bernardini, De Mauro, Contare e raccontare, libro regalatomi ieri)

lunedì 12 settembre 2011

tu mi ricordi il sole

Tu saresti in grado di rappresentare il sole per qualcuno? Pensi di poter restare a lungo "il sole" per quel bambino?

Da quando ho incontrato quell'essere rumoroso non sto per niente bene.
Gli occhi e il collo sono stati i primi a risentirne. Nessuno sa di cosa sarebbe capace quando si distoglie lo sguardo da lui, che non fa che muoversi qua e là.
Poi hanno cominciato a farmi male la gola e gli addominali. Per la prima volta in vita mia ho scoperto che alzare la voce si ripercuote con forza sulla pancia.
In seguito le gambe. Quell'essere ha le gambe corte ma quando deve scappare è inaspettatamente veloce. Di recente mi sveglio spesso di notte per i crampi ai polpacci, accidenti.
Anche le spalle sono indolenzite. D'altronde, visto che è così piccoletto da arrivarmi solo alla vita, quando senza neanche il minimo pudore solleva gli occhi verso di me, gli concedo il favore di guardarlo a mia volta.
E poi... e poi.

(da Saiyuki Gaiden)


sabato 3 settembre 2011

sui bottoni degli ascensori

È risaputo il fatto che il bottone di chiusura delle porte nella maggior parte degli ascensori è un placebo del tutto privo di funzione, che è posto là solo per dare agli individui l'impressione che stanno in qualche modo partecipando, contribuendo alla velocità del viaggio dell'ascensore.
E questo è occasionalismo al suo stato più puro: secondo Malebranche, noi per tutto il tempo premiamo simili bottoni, ed è l'incessante attività di Dio che coordina i bottoni e gli eventi che seguono (la chiusura delle porte), mentre noi pensiamo che gli eventi siano il risultato del nostro premere il bottone.

(da Slavoj Žižek, The Matrix o i due volti della perversione. Riflessioni sulla virtualità cinematografica, in Deleuze e il cinema francese)

venerdì 2 settembre 2011

panne acide e giochi di ruolo

La nonna, lei, avrebbe voluto che tutto fosse come ai suoi tempi! Ai suoi tempi lei era più giovane, ai suoi tempi il sole era più caldo e persino la panna, ai suoi tempi, non diventava acida così presto!
(Fedor M. Dostoevskij, Le notti bianche)

E nel caso crediate che la sua vita non potesse diventare peggio di così: un giorno entrò alla Game Room e scoprì con stupore che la nuova generazione di nerd aveva smesso da un giorno all'altro di comprare giochi di ruolo. La nuova ossessione erano le carte Magic! Nessuno l'aveva previsto. Niente più personaggi o campagne, solo battaglie infinite tra mazzi di carte. Il gioco era stato spogliato di ogni elemento narrativo, di ogni spazio per la bravura individuale, e ridotto a pura, disadorna meccanica. Quegli stronzi di ragazzini andavano matti per quella roba! Oscar cercò di dargli una possibilità, cercò di mettere insieme un mazzo decente, ma Magic non faceva per lui. Perse tutte le carte con un teppistello undicenne, e scoprì che non gli importava. Il primo segno che la sua Epoca volgeva al termine. Ben presto avrebbe smesso di considerare irresistibile l'ultima trovata nerd, e avrebbe cominciato a preferire il Vecchio al Nuovo. 
(Junot Dìaz, La breve favolosa vita di Oscar Wao)

giovedì 1 settembre 2011

proverbio giapponese

La stretta osservanza rende somari. La distruzione rende uomini. 
(Ikkyu Sojun, monaco e poeta giapponese, da Saiyuki Gaiden)


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