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lunedì 23 settembre 2013

fiducia in se stessi

Il potere che è in lui è qualcosa di nuovo in natura, e nessuno, eccetto lui stesso, può sapere che cosa sia quello che egli può fare, né può mai saperlo finché non ha provato.

Essi non hanno quell'umore d'incertezza e renitenza, quella sfiducia che s'impossessa di noi solo perché la nostra aritmetica ha calcolato le forze e i mezzi che si oppongono a un nostro proposito.

L'uomo è timido e sta troppo a scusarsi; non sta più saldo e dritto; non osa dire "io penso", "io sono", ma passa a citare qualche santo o qualche filosofo. Si vergogna di fronte a un filo d'erba o a una rosa che sboccia. Queste rose sotto la mia finestra non stanno a far riferimenti a precedenti o a migliori rose; sono ciò che sono; esistono insieme con Dio nell'oggi. Il tempo non esiste per loro. Vi è semplicemente la rosa: perfetta in ogni momento del suo esistere.

Con l'esercitare la fiducia in se stessi, nuovi poteri verranno alla luce.

(Ralph Waldo Emerson, Fiducia in se stessi).

Ad accompagnare questi frammenti del filosofo americano, alcune immagini del supereroe Marvel Capitan Bretagna, i cui poteri dipendono (per manifestazione e intensità) proprio dalla fiducia in se stesso.

domenica 22 settembre 2013

letture di settembre (I)

Il corso on line su Moderno e Postmoderno continua con due saggi di Nietzsche e Freud -completando così, dopo Marx, la cosiddetta triade del sospetto - e un romanzo della Woolf. 

Di Friedrich Nietzsche ho letto la Genealogia della morale. Forse questo scritto polemico è il peggiore Nietzsche che io abbia letto, ma questo non gli impedisce di essere un gran bel libro: sicuramente la forma, la sperimentazione stilistica, non è ai vertici caratteristici del filosofo tedesco, ma non per questo il testo non è al solito dinamite, un far filosofia martellando contro idoli, luoghi comuni, presunte certezze, metafisiche verità, rovesciati valori. 
La genealogica scoperta dell'origine dell'opposizione tra "buono" e "cattivo" e la distinzione tra quest'ultimo e "malvagio", l'identificazione dell'immeschinirsi e del livellarsi dell'uomo europeo come il massimo dei pericoli, quello della stanchezza, del passivo nichilismo, della mancanza di voglia di divenire più grande, di essere - come un arco - teso, pronto al nuovo, al più difficile ancora, al più lontano ancora, minaccia peggiore di ogni presunta barbarie. Lo smascheramento del risentimento quale origine del senso di colpa e della cattiva coscienza, della crudeltà nascosta dietro ogni morale (perfino nel vecchio Kant l'imperativo categorico puzza di crudeltà, di un certo lezzo di sangue e di tortura) e interiorizzata in aggressività contro l'uomo stesso. La trasformazione di questa malattia - che poteva essere come una gravidanza o un orrendamente gioioso travaglio, un'avventura, un disprezzo per nuove sorprendenti bellezze e affermazioni, un supplizio ed esercizio da artisti - in ideali ascetici castranti, venefici, avvilenti, dall'effetto insomma simile a un'intossicazione alcolica o alla sifilide. 
Questi i temi delle tre trattazioni del saggio nietzschiano.

Di Sigmund Freud, invece, mi è toccato Il disagio della civiltà. Per esprimere la mia delusione derivante da questa lettura uso (parafrasandole solo un po') le stesse parole scritte dallo psicoanalista all'inizio del sesto paragrafo di questo suo saggio: leggendo questo lavoro ho avuto la sensazione di ascoltare la descrizione di una materia universalmente nota, l'impressione che siano stati consumati carta e inchiostro e si sia dato tanto da fare al compositore e allo stampatore del libro solo per esporre cose risapute. La mia personale impressione di aver a che fare con nient'altro che senso comune - il rapporto tra incivilimento e senso di colpa, il prezzo in termini di perdita di felicità che è necessario pagare quale debito per il progresso civile, etc. - è forse ancora più intensa dati gli oltre ottant'anni passati dalla stesura dell'opera e dallo stile freudiano che a me sembra piuttosto arido e piatto.


Gita al faro è stata, invece, l'opera di Virginia Woolf che ho letto per il corso. Il romanzo è una sorta di fenomenologia della coscienza post-cartesiana. Persa la sicurezza, la fiducia, la sovranità, la padronanza, l'autonomia, l'io (post)moderno si ritrova in una condizione tale che "seguire il suo pensiero era come seguire una voce che parla troppo in fretta perché sia possibile trascrivere a matita quel che dice, e la voce era la sua stessa voce che diceva senza alcun suggerimento cose innegabili, permanenti, contraddittorie". Se ancora la voce dell'io è la sua stessa, non ancora quella dell'altro, essa però inizia a sfuggirsi, a "danza[re] su e giù, come uno sciame di zanzare, ognuna separata dall'altra ma tutte mirabilmente trattenute in una invisibile rete elastica", a tessersi sempre più velocemente. Non si disfa, non si è decostruito fino allo sgretolamento, un "nucleo di oscurità in forma di cuneo", dilatato, insondabile, profondo, sembra permanere anche se quasi come un estraneo in casa, un perturbante segreto familiare e incredibile insieme, ma non ha, non può avere, "la dignità degli alberi immobili". "Aereo e evanescente, un colore che sfuma nell'altro come i colori sulle ali di una farfalla", è l'io, "ma sotto la costruzione [è] saldamente tenuta insieme da sbarre di ferro", si può "increspare con il respiro" ma non si può "spostare con un attacco di cavalli".

sabato 14 settembre 2013

eldritch

Mostruoso, orribile, ripugnante (hideous). Inquietante, misterioso, soprannaturale (eerie). Perturbante, sconcertante, incredibile (uncanny). Ma è l'aggettivo eldritch, riferibile a ciò che viene da una realtà altra, da un altro luogo, alieno, strano e straniero, che per Philip K. Dick riunisce tutto ciò che Sigmund Freud ha indicato come contenuto nella parola unheimlich, con la sua dimensione di panico davanti a ciò che è falsamente familiare, di impeto e spavento che fanno urlare: "come si urla per risvegliarsi, ma l'orrore è che sei già sveglio, che non c'è scampo" (Emmanuel Carrère). 
Da qui il nome Palmer Eldritch (Le tre stigmate di Palmer Eldritch), in cui Dick riunisce i temi del totalitarismo - che tanto lo aveva colpito leggendo Hanna Arendt, con la sua idea di allontanare la gente dalla realtà facendola vivere in un mondo fittizio, dando consistenza alla creazione di un mondo parallelo riscrivendo la storia e imponendo versioni aporife - e della realtà più vera dietro quella fenomenica e apparente - idea comune di tutte quelle forme culturali che vanno dal mito della caverna di Platone al sogno del cinese Chuang-zu (è il filosofo a sognare di essere una farfalla o è la farfalla a sognare di essere un filosofo?), dall'ipotesi iperbolica e radicale del genio maligno di Cartesio alla sua versione più moderna dei cervelli manipolati da uno scienziato elaborata da Hilary Putnam.


martedì 10 settembre 2013

puoi perché devi

Lo sconvolgente finale della testata del Tessiragnatele, il dialogo tra il Dottor Octopus nel corpo (e con i ricordi) di Spider-Man e quest'ultimo in quello - morente - dell'arci-nemico e criminale.

Dottor Octopus - Fermo! Non voglio questo! N...
Spider Man - Volevi essere l'Uomo Ragno. Be', non ci sono solo i suoi poteri.
Dottor Octopus - Ti... ucciderò! 
Spider Man - Non lo farai. Perché sai quanto è preziosa la vita. E quale tragedia è... ogni volta che viene stroncata.
Dottor Octopus - Ti prego. Basta. È troppo, non posso... continuare.
Spider Man - Sì che puoi. Sarai sorpreso di quanto puoi fare. Di quante cose sia giusto combattere.
Dottor Octopus - No! Tutto questo che mi stai mostrando... è impossibile!
Spider-Man - Lo so. Ma lo fai comunque.
Dottor Octopus - E lo vedo... lo sento. Lo faresti ancora?!
Spider-Man - Sì, Otto.
Dottor Octopus - Anche me? Salveresti la mia vita, con tutto quel che è successo?!
Spider-Man - Sì! È questo che sono... che siamo.
Dottor Octopus - N-non lo voglio fare.
Spider-Man - Troppo tardi. Attento a quel che desideri... Spidey.
Dottor Octopus - Dimmi. Perché... perché posso farlo?
Spider-Man - Perché devi. Perché... da un grande potere...
Dottor Octopus - ... Derivano grandi responsabilità. Capisco.
Spider-Man - Bene. Sei l'Uomo Ragno ora.

(da The Amazing Spider-Man #700, del febbraio 2013, in Italia Amazing Spider-Man #600 dell'agosto 2013)


sabato 31 agosto 2013

letture di agosto (IV)

Infine, le letture concluse nell'ultima decade del mese di agosto.
Il romanzo di Dave Eggers L'opera struggente di un formidabile genio non è tanto un testo struggente quanto, piuttosto, ironico, divertente, riflessivo, amaro, cinico, metaletterario e postmoderno, e nei passaggi strappacuore, non molti, in realtà, forse rischia di essere quasi patetico o un po' troppo melenso, perdendo la fredda e quasi cinica ironia che caratterizza il resto del libro. Non è poi, certo, un'opera di formidabile genio, ma resta comunque una bella prova letteraria e una più che piacevole lettura. Delle vicende del ventenne Dave, che si ritrova improvvisamente a fare da genitore al fratellino di otto anni Toph, della sua famiglia e dei suoi amici ho apprezzato soprattutto i momenti di riflessione e confessione del protagonista, come la rivelazione al fratellino dell'imminente futuro pre-adolescenziale di mutazioni fisiche che lo attende (capezzoli che gli protruderanno in modo innaturale dal petto; capelli che gli si faranno intricati e selvaggi mentre si inspessiscono, scuriscono e arricciano; una feroce brufolosità che gli devasterà il viso); l'immagine del raccontare storie e dettagli della propria esistenza, anche intima, che non è altro che spogliarsi di una pelle come un serpente (ancora mutazioni), lasciandola a chiunque da guardare; il tema del rapportarsi con l'altro come una forma di cannibalismo e, insieme, offerta di cibo.

Di Joe R. Lansdale ho già letto altro, come La lunga strada della vendetta, Mucho Mojo e Il carro magico. Nulla di suo mi è mai sembrato entusiasmante ma neanche deludente. Stessa considerazione mi sento di poter fare per Cielo di sabbia: l'odissea degli adolescenti Jack - la cui "intenzione era diventare come gli eroi di cui avev[a] letto in certi libri, gente in grado di affrontare qualunque cosa e non mollare mai" -, Jane - bella, sveglia e bugiarda, e che "aveva un modo di dire le cose che ti spingeva a dichiararti d'accordo con lei, anche se in partenza non ne eri tanto convinto. Forse per via di tutta quella roba che leggeva" - e Tony - suo fratello minore -, tre ragazzi praticamente orfani e pieni di spirito d'avventura, si svolge nell'America profonda degli anni Trenta, tra depressione economica, tempeste di sabbia, discriminazioni razziali, corruzione, rapine e vagabondaggi.

Dopo Kant, Rousseau e Marx, il corso on line su Moderno e Postmoderno arriva a Gustave Flaubert e Charles Baudelaire. 
Del primo mi è toccata la lettura del suo capolavoro, Madame Bovary. Ora, è vero che si è trattato di una rilettura, ma trascorsi oltre quindici anni (lettura scolastica, liceale) non ero sicuro mi sarei ricordato tutto, anzi inizialmente credevo di non ricordarlo per nulla. Invece tutto procedeva come se fosse assolutamente e strettamente necessario, quindi prevedibile, aspettabile. Credo sia perché la triste, struggente, (stra)ordinaria vicenda della signora Bovary sia ormai talmente un classico (moderno), abbia talmente impregnato le sovrastrutture della nostra cultura popolare, da essere diventato schema mentale condiviso, paradigma comune, immaginario collettivo.
Di Charles Baudelaire, invece, è stato proposto Lo Spleen di Parigi. I poemetti in prosa dello scrittore francese sono una formidabile raccolta di schizzi, abbozzi, ritratti della vita moderna con le sue mode, ossessioni, sensazioni, e delle nuove e nascenti enormi città di metà Ottocento con i loro pietrosi labirinti di strade ed edifici; con le loro donne schiave delle convenzioni, incapaci di sognare altra sorte rispetto a quella toccata loro nel mondo in cui sono state gettate, istiganti la voglia di batterle e godere di loro, e quelle, invece, che sono stregonesse la cui bocca è il miracolo di un fiore superbo sbocciato in una pietra vulcanica, benedette dai doni della Luna, ispiranti il desiderio di lentamente morire sotto il loro sguardo; con la contrapposizione tra una santa carità e una mediocre e borghese pietà verso i poveri - dagli occhi enormi, spalancati come porte, occhi supplichevoli e lacrimosi, occhi indimenticabili che manderebbero all'aria i troni se lo spirito sconquassasse la materia - e i loro buoni cani, verso tutti gli indeboliti, rovinati, intristiti e orfani; con i loro odori di tabacco e di frittura che è come l'incenso della festa, i colori accesi, i pannelli luminosi e le specchiere e i metalli e i tessuti e l'oreficeria e le ceramiche e le magnifiche batterie di pentole; con le loro folle e le solitudini; con le loro bizzarrie e il brulicare di mostri innocenti. Uno dei temi ricorrenti è, ovviamente, quello della noia, tratteggiata in un'infinità di tonalità e sfumature diverse: il tempo moderno, tiranno del mondo che regna su schiavi cui ordina di vivere e sudare, martirio cui si può sfuggire solo restando sempre ebbri, ubriacandosi senza tregua di vino, di poesia o di virtù, a piacere; l'eterno conflitto tra uno spleen che atterra e affonda e un'ideale che tenta d'innalzare e volare (ma può esso stesso divenire una mostruosa chimera che grava e fa camminare curvi), tra noia e sogno, entrambi produttori di energia da disperdere e consumare in scioperataggini, capricci, azioni per niente; l'orribile tedio origine di tutti i mali e dei miserabili progressi dell'umanità (il progresso, la perfettibilità, le grandiose idee del secolo); il pesante mostro da ammazzare, l'occupazione più giusta e quotidiana di ognuno.

venerdì 30 agosto 2013

facile, sbagliato, giusto, necessario

È lecito che un ristretto gruppo di supereroi "illuminati" scelga di assumersi la responsabilità di prendere decisioni globali? È lecito distruggere un altro mondo per salvare il proprio?

Capitan America - So di essere fermo a vedere le cose in bianco e nero... è ciò che sono. Ma da come si stanno mettendo le cose... da dove sta andando la discussione... Esplorare tutte le strade... Tenere aperta ogni opzione... Lo faranno. Si convinceranno a rinunciare a ciò in cui dovremmo credere per convenienza. Solo perché siamo disperati, e solo perché è facile. È sbagliato. Non me ne starò fermo mentre succede. Non posso.

Capitan America- Credo che troveremo il modo di fermarla. E lo faremo senza sacrificare ciò che dovremmo essere.
Dr. Strange - È un altro modo di dire "speriamo", e oggi, dopo quello che abbiamo visto, la speranza non può confortarmi.
Capitan America - Be', credo che sia per questo che siamo qui. Per parlare. Per capire le cose. So di chiedere molto, ma so anche che alcuni di voi sono d'accordo con me. Alcuni di noi credono ancora nel fare le cose nel modo giusto. Non è vero, T'Challa?
Pantera Nera - No. I miei desideri personali... non significano niente. La mia gente è tutto. Qui non sono un uomo ma una nazione. E farò ciò che è necessario.
Capitan America - E tu, Freccia Nera?
Freccia Nera - [No].
Namor - Cosa ti aspettavi Rogers? Volevi preservare la tua anima a dispetto di tutto ciò che abbiamo di caro?
Capitan America - E tu, Hank?
Bestia - State veramente chiedendo a un mutante cosa è pronto a fare per evitare l'estinzione?
Mr. Fantastic - Steve, se posso... Il tuo comportamento sminuisce la tua posizione... Ti comporti come se le decisioni da prendere non fossero difficili anche per noi. Be', è offensivo.
Capitan America - Perderai te stesso, Reed. Un giorno ti sveglierai e non avrai idea di chi sia a fissarti allo specchio.
Mr. Fantastic - Sembri sorpreso che sia pronto a sacrificare qualunque cosa per la mia famiglia. Perché?
Capitan America - Chiedo scusa... Ma non lo permetterò. Vi conosco. Costruirete una macchina o una qualche arma senza pensarci, solo perché pensate di averne bisogno. E poi la domanda passerà da "dobbiamo costruirla?" a "in quali circostanze si può usare questa macchina dell'apocalisse?". E poi, lentamente, vi convincerete. Che lo state facendo per i giusti motivi. Che non c'è altra scelta. Che è il minore di due mali. Non è così, fratello?
Iron Man - Dannazione, Steve. Perché deve sempre finire così? Mi spiace... Troverò il modo di aggiustare tutto.
Capitan America - Cosa?
Iron Man - Fallo, Stephen.
Dr. Strange - Mi spiace, Capitano, non abbiamo scelta. Non sei mai stato qui. Non ti ricorderai niente di tutto questo.

(da New Avengers #3, dell'aprile 2013, in Italia Iron Man #4, dell'agosto 2013)





giovedì 29 agosto 2013

godkiller

Finalmente. L'uccisore di dei.

Avete preso il tipo sbagliato. Credo che stiate cercando Nietzsche. Capisco la confusione, i baffi. L'avete mancato di un secolo e passa.

(da Iron Man #6, dell'aprile 2013, in Italia Iron Man #4, dell'agosto 2013)



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